L’Anpi fa notare che Salvini usa le stesse parole di Mussolini e la Lega si infuria

Un manifesto firmato dall’associazione dei partigiani accosta le frasi del vicepremier a Pescara con il celebre “discorso del bivacco” tenuto dal duce 97 anni fa. Il segretario del Carroccio in Romagna parla di frasi estrapolate da contesti diversi e valuta il ricorso alle vie giudiziarie

99039065 7611 4187 AAB7 C0D4C779920CL’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) espone in piazza a Massa Lombarda un manifesto in cui mostra che il ministro dell’Interno Matteo Salvini nei giorni scorsi ha usato le stesse parole pronunciate dal duce Benito Mussolini 97 anni fa – «Chiedo pieni poteri» – e la Lega si infuria parlando, per bocca del segretario romagnolo nonché sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, di «atto di puro odio e discriminazione politica».

L’avvocato forlivese accusa i vertici di Anpi di usare l’associazione «come cassa di risonanza di una cultura politica tutt’altro che democratica e liberale». Secondo Morrone «utilizzare le obsolete armi della demonizzazione, della delegittimazione e perfino della deumanizzazione per abbattere l’avversario politico fa emergere l’evidente fil rouge che collega certi ambienti politici alle tecniche utilizzate dai regimi dittatoriali, in primis quello di sovietica memoria che le ha teorizzate e diffuse».

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Salvini ha pronunciato quelle parole in un comizio a Pescara all’inizio di agosto: «Chiedo agli italiani se vogliono darmi pieni poteri per fare le cose come vanno fatte. Dobbiamo fare in maniera veloce, compatta, energica, coraggiosa quel che vogliamo fare. Non è più il momento dei no, dei forse, dei dubbi…». Mussolini il 16 novembre 1922 tenne il celebre “discorso del bivacco”, il primo tenuto da presidente del Consiglio incaricato: «Chiediamo i pieni poteri perché vogliamo assumere le piene responsabilità. Senza i pieni poteri voi sapete bene che non si farebbe una lira – dico una lira – di economia». Per Morrone si tratta di «frasi estrapolate da contesti diversi per dimostrare teorie farlocche e prive di fondamento ma funzionali all’obiettivo di negare agli avversari politici, in questo caso il leader della Lega, il diritto a partecipare al governo di una nazione, trasformandoli in nemici totali, per una supposta, quando inventata incompatibilità con i valori repubblicani».

Il leghista chiude il suo intervento inviato alla stampa con un intento ben preciso: «Credo che sia giunto il momento di mettere la parola fine a questa deriva di travisamento dei fatti e della storia, se necessario anche attraverso le vie giudiziarie».

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