Elezioni regionali: exit poll e proiezioni. Bonaccini stimato al 51,3 per cento

Secondo l’istituto Swg, Borgonzoni si è fermata al 43%. Flop Cinque Stelle: Benini al 3,8%

 

Bonaccini

Stefano Bonaccini al voto (foto da Facebook)

Ore 2.25 Quarta proiezione Swg La7, considerata definitiva dall’istituto: Stefano Bonaccini al 51,3, Lucia Borgonzoni al 43. Simone Benini del Movimento 5 Stelle è al 3,8%.

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Ore 1.42 Il dato Swg è ormai definitivo: Bonaccini sarebbe riconfermato con il 50,8 per cento mentre Lucia Borgonnzoni è al 43%.

Ore 00.49 Parla Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd: «Voglio dire un immenso grazie al movimento delle Sardine, l’aumento dei votanti è figlia di questo movimento democratico positivo». Il numero uno dei Democratici ha ringraziato anche Stefano Bonaccini: «Vediamo se i dati saranno confermati, mi sembra di poter dire che il dato del 4 marzo 2018 sia alla nostre spalle. Oggi Matteo Salvini ha perso le elezioni. Il Pd è il pilastro fondamentale di un campo di forze attorno al quale costruire un’alternativa al campo delle destre. Vogliamo costruire un campo di forza politiche, economiche e culturali».

Ore 00.42 Alla terza proiezione, con il 18 per cento della copertura, Bonaccini è ancora avanti di otto punti percentuali (51% contro il 43% di Borgonzoni). La coalizione di centrosinistra è al 47,2%, con il Pd al 31,7%. Il centrodestra è al 45,3%, con la Lega al 31,5%. Movimento 5 Stelle al 5,8%. Il margine di errore stimato di Swg è inferiore all’1 per cento. «Il dato ormai si è consolidato», dice l’istituto a La 7.

Più ridotta la forbice diffusa da Opinio Italia per la Rai: in questo caso il distacco tra i due candidati sarebbe del 5%, con Bonaccini al 49,7%.

Ore 00.12. Parla Matteo Salvini. «Non commento exit poll e proiezioni. Da segretario della Lega dico grazie a chi ha votato e chi ha partecipato si è fatto carico di un pezzettino del futuro del nostro Paese». In Emilia-Romagna «è stata una cavalcata eccezionale, sono orgoglioso di aver incontrato migliaia e migliaia di persone». Salvini ricorda che la Rai ha dato un distacco nettamente inferiore (2,3%) e aggiunge: «Emozionante il fatto che in Emilia-Romagna ci sia stata una partita, chiunque vincerà vorrà dire che ha meritato. Quando il popolo vota ha sempre ragione, che sia Borgonzoni o Bonaccini».

Ore 23.52 Seconda proiezione in Emilia-Romagna con una copertura dell’8 per cento. Bonaccini sarebbe al 51,8 e Lucia Borgonzoni al 41,5. Simone Benini del M5S è al 4,4.

Il Pd ha ottenuto il 31,2%, la lista bonaccini al 7,4,Coraggiosa al 4,4, Europa Verde al 2,8, Più Europa all’1.3 e Volt allo 0,5.

La Lega è al 31%, Borgonzoni Presidente al 2,1, FdI all’8,3, FI al 2,7, Giovani Ambiente allo 0,6 e Pdf allo 0,2. Il Movimento 5 Stelle  al 5,8.

Ore 23.35 Secondo la prima proiezione flash di SWG, dato più affidabile rispetto agli exit poll (perché arriva da seggi campione sulle schede scrutinate e non su quanto dichiarato dagli elettori), con una copertura del 3% Stefano Bonaccini sarebbe in testa tra il 48.6 e il 52.6 mentre Lucia Borgonzoni è stimata con una forbice tra il 40 e il 44 per cento. L’errore statistico è stimato al 2,32%. I dati sono stati diffusi da La 7.

 

Lucia BorgonzoniOre 23. Questi  i primi dati diffusi dalla Rai e La 7: Stefano Bonaccini sarebbe in testa con una forbice tra il 47 e il 51 per cento. Lucia Borgonzoni stimata tra il 44 e il 48 per cento. Si tratta di exit poll che vanno presi con le molle, come si vede non esiste un vero distacco tra i due. Secondo quanto affermato da Franco Bechis, direttore de Il Tempo, a La 7 sabato i sondaggi (che potevano essere fatti ma non diffusi) davano Borgonzoni in vantaggio. Nella giornata di oggi sarebbe emersa una tendenza diversa.

Chiuse le urne in Emilia-Romagna arrivano le prime stime: il voto regionale è seguito da tutti i principali istituti e dalle tv nazionali per la grande rilevanza che ha per il governo. Da Bruno Vespa ad Enrico Mentana, i giornalisti e le tv hanno le telecamere puntate sul voto. Attenzione però, perché gli exit poll rischiano in questo caso di essere meno affidabili del solito. Lo spiega lo stesso Enrico Mentana: « L’affluenza è molto alta. Questo rende più difficile la calibratura degli exit poll (perché ovviamente né i consensi né l’affluenza sono omogenei sul territorio) e all’inizio anche delle proiezioni».

 

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