«Con Cuperlo metodo e merito: il partito ha bisogno della sua visione»

Il sindaco di Lugo è il coordinatore regionale dei comitati per il deputato che alle primarie 2013 fu sconfitto da Renzi

Gianni Cuperlo Davide Ranalli

Gianni Cuperlo e Davide Ranalli nell’ufficio del sindaco lughese

«Con una battuta possiamo dire che entrambi siamo esperti di dimissioni: lui dalla presidenza del Pd in contrasto con Renzi, io dalla presidenza dell’Unione della Bassa Romagna quando capii che non aveva senso restare. Possono accusarsi di tante cose, ma non di incoerenza o scarsa determinazione».
Il sindaco di Lugo, il 38enne Davide Ranalli, è il coordinatore del comitato re- gionale in Emilia-Romagna a sostegno di Gianni Cuperlo alle prossime primarie del Partito democratico. Alla prima riunione, svolta in modalità online con circa settanta persone collegate, ha partecipato anche il 61enne candidato, oggi deputato e già presidente del Pd tra il 2013 e il 2014 dopo la sconfitta alle primarie contro Matteo Renzi. Proprio in quell’epoca nacque il legame con il lughese.

Cosa avrebbe da guadagnare il Pd con la segreteria di Cuperlo?
«Penso che potrebbe contribuire in termini di idee e di visione per una ricostruzione del Pd come forza autenticamente di sinistra. Diciamo che nella narrazione prevalente vista finora che contrappone il pragmatismo eccellente di Bonaccini all’innovazione spinta di Schlein ci può essere un punto di vista più politico interpretato da Cuperlo. Credo che la sua candidatura sia la più politica e la meno politicista tra le quattro».

Che reazioni state riscontrando sul territorio con la nascita dei comitati?
«Dal mondo intellettuale, da docenti e da una parte del mondo cattolico c’è molto interesse».

Lo spessore intellettuale e i modi garbati di Cuperlo non si discutono, ma ce lo vede a conquistare consensi tra i giovani?
«Sì, forse anche più del consenso che può raccogliere qualche 40enne in carriera. Con Cuperlo metodo e merito si incontrano, la sua autenticità di pensiero riesce a parlare a una platea trasversale. I giovani, anche quelli meno coinvolti, hanno dentro un’idea che non per forza deve essere un ideale, hanno una visione delle cose, una necessità di sperare e guardare al futuro. Il racconto del mondo che propone Gianni ha una dimensione critica: stare nel mondo ma senza aderire alle sue contraddizioni e anzi cercare di capirle e analizzarle. E chi può essere più critico di un giovane?».

Al di là di tutto questo, resta il fatto che Cuperlo è nel Pd dalla fondazione e che dieci anni fa ha già provato la corsa alle primarie e ha perso. Insomma, la sua parte l’ha fatta. In un partito in crisi e in cerca di rilancio, non dovrebbe avere spazio chi ancora non ci ha provato?
«La logica della rottamazione che prevalse nel congresso del 2013 è servita a rottamare la storia di sinistra del Pd e non un gruppo dirigente. Il Paese di oggi non è quello di dieci anni fa, ma la visione di Cuperlo di allora è forse ancora più attuale: la guerra, il coronavirus, le disuguaglianze sempre più forti, un governo di destra come mai prima. Per questo la critica deve essere ancora più aspra adesso e non è un caso se dalle ricerche emerge che i pensatori più studiati al mondo ora sono Gramsci e Marx perché quella visione critica di alcuni secoli fa è purtroppo attuale: le condizioni dei lavoratori sono peggiorate, il capitalismo è sempre più feroce, alla crisi sociale si è aggiunta la crisi di diritti civili e ambientale, i conflitti sono bellici e commerciali. Per questo chi pensa che si possa fare a meno della sinistra dice una sciocchezza».

Lei fa il sindaco dal 2014 e quindi conosce il mestiere dell’amministratore pubblico. È una competenza che manca nel cv di Cuperlo. Non sarebbe utile per fare il segretario di partito?
«In questi ultimi anni abbiamo messo la meglio classe dirigente di cui il partito disponeva al servizio delle istituzioni. Abbiamo spostato molto la dimensione della politica sulla dimensione del governo e questo ha prodotto l’impressione che politica fosse pragmatismo e buon programma di governo. Io penso che un buon partito abbia bisogno di saper fare, ma ancora di più di uno sguardo più lungo, una capacità analitica. Per questo penso che in questa fase, in cui la destra prevale in Parlamento e nel Paese, il partito dovrebbe essere affidato a una persona in grado di dare una visione».

Sarebbe il momento giusto per una segretaria?
«I tempi erano maturi anche 15-20 anni fa. La politica è la politica: servono delle visioni e chi esprime quelle giuste è il candidato giusto, a prescindere dal genere. Mi stupisce che questo tema venga utilizzato da capi corrente maschi che poi quando fanno le liste promuovono uomini a loro fedeli. A me interessa un congresso che discuta di temi e non di alleanze con altri partiti».

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