Con “Sylvie e Bruno” nella deriva dei sogni, una creazione di Fanny&Alexander

Debutto al Ravenna Festival per la messa in scena ispirata al romanzo Lewis Carroll. Tradotto in nuova versione da Chiara Lagani per Einaudi

Fanny&Alexander Sylvie E Bruno

Fanny&Alexander, “Sylvie e Bruno” (foto Zani-Casadio)

Esordio venato di sottili e inaspettate emozioni, e un lungo applauso finale, per il debutto in prima nazionale al Ravenna Festival (il 16 giugno alle Artificerie Almagià) per la nuova produzione di E/Fanny&Alexander, Sylvie e Bruno, ispirata all’omonimo romanzo “sperimentale” di Lewis Carroll. Lo spettacolo è in scena fino a sabato 19, giorno nel quale è previsto (alle ore 18.30 nello spazio antistante le Artificerie Almagià) anche un incontro-conversazione con Chiara Lagani – attrice e drammaturga fondatrice di Fanny&Alexander – e traduttrice del libro di Carroll, in compagnia di Franco Cordelli e Mauro Bersani della casa editrice Einaudi, che ha recentemente pubblicato questa nuova versione.

Un libro dimenticato ma seminale, questo Sylvie e Bruno di Lewis Carroll, a cui si ispirano i Fanny & Alexander per la loro nuova produzione,  su commissione del Ravenna Festival.
Pubblicato in due parti alla fine dell’Ottocento (la prima nel 1889, la seconda nel 1893), il romanzo sperimentale di Carroll conobbe poca fortuna, e venne presto messo in ombra dai capolavori precedenti, su tutti il celeberrimo Alice nel paese delle meraviglie (1865).

Per rivalutare la bellezza di quest’opera matura di Carroll, a metà fra romanzo vittoriano e fiaba, non bastarono gli apprezzamenti di Joyce, che s’innamorò a tal punto del suo linguaggio da trarne ispirazione per il suo romanzo-mostro Finnegans Wake, uno dei misteri più insondabili della letteratura europea.
Sylvie e Bruno respira lo Zeitgeist dell’epoca, lo rielabora e consegna al lettore un libro onirico e complesso, in cui due storie s’intrecciano e si ostacolano, «in un continuo attrito, fra rimbalzi e omissioni», come spiega Chiara Lagani, drammaturga che non solo curerà l’adattamento teatrale di questo romanzo, ma che lo ha anche tradotto nuovamente per Einaudi, colmando un vuoto editoriale che durava da decenni – precisamente dalla prima traduzione di Franco Cordelli, risalente al 1978 e presto andata fuori catalogo – appena uscito in libreria poco prima del debutto.

Onirico, si diceva: e non è un caso che da lì a pochi anni sarà proprio il tema del sogno e dell’onirico a dilagare per tutta Europa con l’opera rivoluzionaria di Freud, che dopo decenni di positivismo razionalista decideva di scandagliare con gli strumenti dell’interpretazione e della psicanalisi la parte più oscura e incontrollabile dell’essere umano, messa a tacere dopo la prima grande ondata del Romanticismo.

Le due storie del romanzo di Carroll, una ambientata nell’Inghilterra vittoriana, al cui centro sta il classico triangolo amoroso borghese, e l’altra che racconta le vicende di due bambini nel Paese delle Fate, sono raccontate da un anziano narratore sempre sul punto di addormentarsi; il lettore viene trasportato da una storia all’altra con la stessa confusa rapidità propria dell’intreccio del sogno. Ed è questa leggerezza onirica, spiega la Lagani, «che rende il libro particolarmente contemporaneo, soprattutto in tempi di pandemia, costretti come siamo stati a dimenticarci della presenza dei corpi e a rifugiarci in dimensioni fantastiche, in luoghi paralleli».

Fanny&Alexander Sylvie E Bruno 1Sul palco deserto, fatto di una scenografia ridotta all’osso, una formazione inedita con cinque fra gli attori più interessanti del panorama locale (e non): accanto a presenze fisse per i Fanny & Alexander, come Marco Cavalcoli, Andrea Argentieri e la stessa Chiara Lagani, ci saranno Roberto Magnani, attore del Teatro delle Albe, ed Elisa Pol, fondatrice, assieme a Maurizio Lupinelli, di Nerval Teatro.
Assieme alla regìa di Luigi De Angelis, a dare corpo a questi continui slittamenti narrativi ci penseranno le musiche originali di Emanuele Wiltsch Barberio: un “tappeto sonoro”, fatto di suoni reali, che aiuteranno lo spettatore a orientarsi nel flusso narrativo di Carroll.

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