Olivier Dubois e il convulso destino del Seigneur

Il coregrafo francese mette in scena la parabola del potere con uno straordinario solista, Sébastien Perrault, e una massa di quaranta interpreti non professionisti

Olivier Dubois

Al Pala de Andrè (giovedì 8 giugno, ore 21.30) incontreremo Olivier Dubois, eclettico figlio prodigio del panorama coreutico francese e direttore del Centre Chorégraphique National de Roubaix – Ballet du Nord, che conferma nell’ultimo ispirato lavoro Les mémoires d’un seigneur una ricerca costante nel volgere la danza ad arte performativa a tutto tondo.Intrapresa la strada del palcoscenico all’età di 23 anni, dopo aver studiato all’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali, l’allievo di Jan Fabre ha intrapreso un percorso che ne ha fatto prima interprete per i lavori di registi e coreografi di primo piano, poi autore egli stesso dal 2006 – anno in cui firma il pluripremiato Pour tout l’or du monde – di coreografie immediatamente riconoscibili per via del forte temperamento e dell’approccio intellettuale alla danza. Suoi sono capolavori recenti come Révolution (2009) con dodici danzatrici ossessivamente appese a un palo da lap dance sulle note riarrangiate dal Boléro di Ravel, o ancora Tragédie (2012) con nove danzatori e nove danzatrici a passo ritmato sulla cadenza delle sillabe del verso alessandrino, canone nella tragedia francese, pronti a esplodere poi in un caos irregolare e sfrenato.

Pronto a dipingere nuovamente le ombre che si annidano nell’animo umano, come accadde già nel 2014 con le sei “anime in fuga” di Souls, il seigneur di quest’ultimo lavoro è solo contro la ferina e accerchiante presenza della massa e si staglia sulla scena disegnando la sua parabola attraverso sette capitoli di un’intensità travolgente.

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La sua reale identità è in qualche modo nascosta al pubblico e si dipana attraverso tre momenti narrativi dal sapore tragicamente epico: la Gloria, la Caduta e l’Addio di un uomo di potere alle prese con le tappe della sua vicenda umana mentre si scontra con il fardello della grandezza, uscendone prima trionfante, poi inesorabilmente destinato a pagarne il prezzo.

Interprete protagonista dello spettacolo è Sébastien Perrault, danzatore feticcio di Dubois, che si esibisce in una performance molto fisica, sentita e vitale che va oltre le trame al contempo tetre e prepotenti della coreografia, per farsene strumento viscerale e muscolare capace di rivaleggiare la torma umana entro cui si dibatte, mostrandosi al pubblico come forza primigenia pronta a tutto e capace di tutto.
Intorno a lui pulsa un contraltare di quaranta interpreti non professionisti di ogni età, selezionati con cura sul territorio attraverso workshop dedicati, un “coro” definito da movimenti semplici, ma rigorosi che esprime tutto quel che potrebbe essere identificato con “gli altri”.

Il commento musicale esce dalle mani del fedele ed esperto François Caffenne, partner artistico del coreografo fin dalle sue prime creazioni. E ancora una volta l’elettronica incalzante avvolge scena e platea serrando i ritmi e inseguendo l’incontenibile seigneur, promettendo un’esperienza totalizzante in grado di impressionare il pubblico per coinvolgimento e intensità.

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