«Slow and Gentle vuole essere un invito e una provocazione»

Intervista alla direttrice del festival Santarcangelo dei teatri Eva Neklyaeva

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Dragon, Descansa En El Lecho Marino Veranos De La Villa. Foto Andrea Beade

Tra pochi giorni le romantiche viuzze di Santarcangelo si riempiranno di passi, suoni e voci. Sotto il Campanone, dal 4 al 14 luglio, prenderà il via Santarcangelo dei Teatri, giunto alla sua 49° edizione, curata per l’ultimo anno da Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino.

Si è giunti così alla fine di un percorso curatoriale iniziato nel 2017, che ha attirato l’attenzione – e alcune volte, le critiche – di molti spettatori, sia per la sua spiccata attitudine post-disciplinare e performativa, sia per il coraggio di prendere decise posizioni politiche. Ne ho parlato con la direttrice artistica Eva Neklyaeva, nata a Minsk nel 1980 ed emigrata ad Helsinki dove ha ultimato la sua formazione di curatrice, da tre anni naturalizzata romagnola.

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Partiamo da Slow and Gentle, lo slogan di questa edizione. Cosa significa essere “lenti e delicati”?

«Slow and Gentle è un invito e allo stesso tempo una provocazione. Vorrei che il pubblico facesse esperienza del festival in maniera diversa da quella a cui ci hanno abituato questi tempi veloci e violenti. L’obiettivo è permettere alla comunità che arriverà a Santarcangelo di avere il tempo e lo spazio che permettono di approfondire e di avere uno sguardo più complesso e critico sulla contemporaneità».

Un modo per fruire meglio le opere?

«Non penso solo all’arte. Credo che il nostro modo di vivere, oggi, sia un po’ superficiale. Penso a come reagiamo alle fake news senza controllarle; a come non processiamo le informazioni e alla mancanza di approfondimento. Il festival è una proposta per esercitare queste abilità e naturalmente per stare assieme e divertirsi».

Penso alla performance curata dai milanesi MACAO, The Floaters, nella quale i visitatori saranno immersi in una vasca di deprivazione sensoriale. Questo “allenarsi a non fare nulla” risponde all’appello del festival?

Direttriceok

Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino

«Durante la fase di programmazione abbiamo suggerito alle comunità artistiche di provare a ispirarsi al concetto di “unplugged”. Non so quanti anni hai, se ricordi i concerti unplugged di MTV: sono stati una vera e propria ispirazione non solo per l’industria musicale, ma anche per gli artisti stessi, per la possibilità di proporre il loro lavoro con una diversa estetica. Così MACAO ci ha proposto una performance di deprivazione sensoriale. Ma anche il programma musicale di quasi ogni sera ha seguito questa estetica unplugged: molti concerti all’aperto tenderanno a ridurre al minimo l’apparato tecnico, per godere della bellezza pittoresca dei dintorni di Santarcangelo».

Ricordo il concerto dei Nirvana, col palco pieno di fiori.

«Unplugged in New York è stata la prima audiocassetta che abbia mai posseduto!»

Ha affermato che il desiderio è al centro del suo immaginario, e ha sostenuto che il piacere dovrebbe essere “parte dei diritti dell’uomo”. Cosa intendeva?

«L’idea di introdurre il desiderio nella pratica curatoriale è un’affermazione politica. Il desiderio ti dà l’energia di immaginare il mondo in modo diverso. Siamo state davvero ispirate dal concetto di pleasure activism: in tutto ciò che fai, soprattutto nelle pratiche politiche e artistiche, il piacere è un concetto di capitale importanza. Rende le pratiche più sostenibili e ti dà il sostegno di perseguirle a lungo termine».

Questo ci porta dritti alle critiche che il festival si è attirato negli ultimi anni. Uno degli attacchi fondamentali, da parte di gruppi cattolici e di destra, era diretto all’esposizione della sessualità e della nudità. Cosa risponde?

«L’arte è libera e ha la sensibilità per parlarci delle cose più importanti. La sessualità è una parte imprescindibile della vita e fin dall’inizio della nostra storia ha giocato un ruolo cruciale. Non accetto e trovo offensivi gli attacchi contro gli artisti considerati non eternormativi. Sono molto preoccupata quando questo tipo di linguaggio è tollerato sui media: c’è solo un piccolo passo da questi attacchi alla persecuzione fisica delle persone dalle identità diverse. Una cosa è criticare l’arte e avere diverse opinioni estetiche – cosa che per fortuna abbiamo ancora la libertà di fare – altra è attaccare il singolo performer perché non rientra nell’eteronormatività».

 Un’altra critica riguardava la mancanza di un’offerta puramente teatrale a vantaggio di una proposta apertamente performativa.

«Credo che questo dipenda molto dai gusti personali. In Italia ci sono tantissimi teatri dove poter fruire spettacoli di diverso genere; allo stesso modo ci sono festival che offrono programmi di performance contemporanee. Il nostro festival è multi-disciplinare, ci piace proporre linguaggi diversi. Quest’anno, per esempio, il pubblico potrà vedere Domínio Público, una bellissima performance teatrale di quattro artisti brasiliani per la prima volta in Europa; ma anche performance di danza contemporanea in giardini bellissimi e concerti gratis in piazza».

Dunque questa scelta dipende unicamente dai suoi gusti estetici personali?

«No, i miei gusti non c’entrano proprio nulla! Si tratta di dare al pubblico italiano la possibilità di avere una panoramica su diverse pratiche artistiche contemporanee. La pratica teatrale è molto ben rappresentata sulla scena italiana; Santarcangelo è sempre stata concentrata sull’avanguardia artistica, ha sempre presentato linguaggi nuovi e sperimentali: lo faceva negli anni ’70, e lo fa oggi allo stesso modo».

Se dovesse suggerire uno spettacolo a uno spettatore medio, quale consiglierebbe?

«Il festival si aprirà con uno spettacolo bellissimo che potrà essere visto solo qui, intitolato Dragon, rest your head on the seabed, dei madrileni Pablo Esbert Lilienfeld e Federico Vladimir Strate Pezdirc, un mix fra danza contemporanea e nuoto sincronizzato. Sarà ospitato nella piscina olimpica di San Marino ed è uno spettacolo per tutte le età, molto visivo e appassionante, non bisogna sapere nulla! Consigliatissimo a chi, come me, fin da piccolo guardava con meraviglia le gare di nuoto sincronizzato».

Ha detto che una parte della responsabilità del curatore è quella di lasciare un’eredità. Con questa edizione si conclude il suo mandato assieme a Lisa Gilardino. Cosa le piacerebbe lasciare a Santarcangelo?

«Il triennio non è ancora finito! Ma ciò che si può vedere già adesso è che il pubblico del festival è cambiato: hanno partecipato più giovani negli ultimi due anni, anche grazie al programma che ha incluso tanta musica e dj set. Mi piacerebbe che la nostra eredità fosse quella di lasciare un festival per cittadini, impegnato politicamente e socialmente. Un festival a cui piaccia alzare la voce, capace di creare comunità. E ancora, spero che sopravvivano alcuni spazi magici come Imbosco, una tenda da circo che ha servito in questi anni come luogo ricreativo e musicale».

Quando arrivò a Santarcangelo raccontò la sua storia personale, il viaggio verso la Finlandia come richiedente asilo, il figlio avuto a 17 anni. Era il 2017 e questo racconto faceva un certo effetto. Dopo tre anni l’atmosfera politica in Italia è andata peggiorando. Ha potuto vedere questo cambiamento in Romagna?

«La differenza è molto chiara: l’atmosfera sta diventando sempre più intollerante. Vivere in una città come Santarcangelo ti dà la possibilità di incontrare le persone e conoscerle, perché la piccola dimensione offre sempre lo spazio di conversare anche con chi ha idee politiche diverse dalle tue. Ma sicuramente, quando guardo fuori da qui, provo una forte ansia per gli sviluppi della situazione politica. Non solo in Italia, purtroppo».

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