domenica
19 Aprile 2026
Rubrica L'opinione

La cronaca nera insegna a distinguere colpe e mancanze

È facile sognare “remigrazioni” impossibili e attaccare il Comune anche quando la responsabilità è dello Stato. Ma è anche «assordante e incomprensibile» il silenzio del vicesindaco che ha le deleghe a Ordine pubblico e sicurezza

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Mentre siamo la Capitale del mare, con i post scintillanti sui social della festa in Darsena con tanto di bandierine, processioni religiose e ragazzi dalle scuole, la Darsena è diventata teatro di un brutale omicidio.

La cronaca nera, come sempre, è lì a ricordarci quello che spesso vorremmo dimenticare. L’omicidio di Moussa Cissè, 29 anni, senegalese, irregolare, noto ai volontari dei servizi a bassa soglia a cui si rivolgeva per fare la doccia e ricevere cibo, è stato ammazzato a coltellate da una persona che quasi certamente dormiva come lui in alcuni edifici abbandonati della zona. Lo hanno trovato il 14 aprile all’alba a terra in strada in via Antico Squero, davanti alla bella sede dell’Autorità portuale. Il suo possibile omicida era invece, ferito, in testa al canale Candiano. Sulla ciclabile una macabra scia di sangue.

Se fosse un romanzo, sembrerebbe quasi eccessivo per tempistica e quasi forzato simbolismo sui luoghi . Ma non è un romanzo, è la realtà che ci impedisce di continuare a ignorare ciò che tutti sanno e sapevano: lì, in un posto insalubre e insicuro, dormono più persone senza una dimora di cui una città che voglia dirsi inclusiva dovrebbe forse prendersi più cura.

Il sindaco ha di recente annunciato il “ritorno” di un tavolo delle povertà per mettere in rete tutte le associazioni e in generale le realtà che si occupano di marginalità. Persone che mettono a disposizione il proprio tempo mosse da compassione, senso di giustizia, solidarietà, voglia di fare qualcosa per gli altri. Forse sono loro quelle che oggi vengono additate da tanti come “colpevoli di voler accogliere tutti”? Come se, peraltro, davvero anche volendo si potesse fermare il flusso di persone che arrivano in Italia. Beh, non si può. E ce lo sta dimostrando il governo che pure lo aveva promesso ormai quattro anni fa e continua a prometterlo, invano.

A questo punto, se non vogliamo scomodare principi di fratellanza e umanità, non sarebbe comunque meglio ammettere, per esempio, che la condizione di povertà di alcuni migranti non può essere di per sé una colpa? Soprattutto se sei solo in un Paese come l’Italia dove la famiglia è spesso il primo vero ammortizzatore sociale. Così come non è una colpa la malattia psichiatrica. Non sarebbe più utile per tutti esigere più risorse per contrastare la marginalità in tutte le sue forme?

A quanto pare, sembra più facile sfogarsi, sognare “remigrazioni” impossibili e attaccare il Comune, a prescindere. Anche quando non c’entra. Anche quando la responsabilità è dello Stato. Ma scaricando sul Comune le colpe che non ha, si rischia di far confusione e fornire alla giunta un alibi per coprire le mancanze che pure ci sono.

A proposito di mancanze, come dar torto a Fratelli d’Italia quando parla di «assordante e incomprensibile» silenzio del vicesindaco che ha le deleghe a Ordine pubblico e sicurezza? Possibile che non abbia avuto davvero nulla da dire in una settimana come questa?

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