La mancanza di fondi pubblici per la riparazione di un guasto all’impianto di illuminazione potrebbe rendere inutilizzabile l’aula di corte d’assise del tribunale di Ravenna, lo spazio più ampio dove si celebrano i processi per i reati più gravi. La segnalazione arriva da Giovanni Trerè, presidente del tribunale. Il magistrato ne ha parlato stamani, 17 aprile, in una conferenza stampa svolta proprio nell’aula al piano terra del palazzo di giustizia, per mostrare l’effettivo problema di luci.
«Ci sono tre impianti in quest’aula – ha detto Trerè –. Uno era guasto da anni e ora si è guastato il secondo. Ne resta uno che non è a norma e non è migliorabile. C’è bisogno di un intervento che ripristini l’efficienza dell’illuminazione, altrimenti corriamo il rischio che presto non si possa utilizzare questo spazio». Il presidente ha fatto un’affermazione forte: «Se il tribunale fosse un’azienda privata e venisse un’ispezione dalle autorità forse questo palazzo non risulterebe a norma».
Per la verità il palazzo di via Falcone è interessato da un intervento generale di riqualificazione che sta costrigendo gli uffici e il personale a sacrificio per spostamenti temporanei in modo da liberare i corridoi con i muratori all’opera: «I lavori sono in corso ora, ma parliamo di un progetto ideato nel 2016. Questo ci dice la tempistica con cui si mette mano alle necessità dell’edilizia della giustizia italiana».
La situazione della corte d’assise, a rischio inutilizzo, è solo l’esempio plastico dei problemi dovuti alla carenza di fondi e risorse. Oltre ai problemi alle strutture c’è un consistente problema per la mancanza di personale. Trerè mette sul tavolo i numeri: nel 2022 la pianta organica del personale amministrativo del tribunale era scoperta per il 25 percento, oggi per il 38 percento e fra due mesi arriverà al 40. C’è poi un problema di competenze che andranno perse: «Per vent’anni fino al 2019 c’è stato il blocco delle assunzioni. Oggi abbiamo personale over 55 o under 35. Significa che quando andranno in pensione i più anziani verranno sostituiti da colleghi che hanno venti o trenta anni in meno e non hanno avuto la possibilità di fare esperienza e accumulare competenze sul campo».
Un aiuto era arrivato grazie alle assunzioni temporanee con i fondi Pnrr: «Sono state risorse preziose che hanno effettivamente agevolato il lavoro di chi era già in servizio. Ma ancora non ci sono notizie su se e come avverrà la loro stabilizzazione. Questo fa sì che molti abbiamo preferito andare altrove, in altre amministrazioni pubbliche come l’Agenzia delle entrate, che invece hanno fatto assunzioni in tempi più veloci».
Se il tribunale è in difficoltà, la procura della Repubblica è messa addirittura peggio. Il procuratore capo, Daniele Barberini, era seduto accanto a Trerè e ha fornito i suoi numeri che definisce «condizioni disperate»: sono previste 35 unità nella pianta organica, ma solo 18 sono in servizio e altre due se ne andranno fra pochi giorni. Le conseguenze immediate sono la riduzione delle aperture al pubblico: «Abbiamo ridotto gli orari d’ufficio: un’ora e mezza ogni mattina dal lunedì al venerdì».
Procura e tribunale da anni non hanno un dirigente amministrativo e la funzione è assegnata al procuratore capo e al presidente del tribunale: «Il direttore amministrativo è un ruolo fondamentale – dicono Barberini e Trerè in coro – e non averlo è un problema concreto».



