Galletti Abbiosi, fondazione di assistenza o società immobiliare a scopo di lucro?

Con il supporto di un commercialista, M5s analizza cinque bilanci Dubbi sulla natura dell’istituzione che decide di non commentare

A guardare i bilanci in controluce a qualcuno è venuto il dubbio che assomiglino a quelli di una società immobiliare a scopo di lucro (che dovrebbe sottostare a un regime di tassazione da società di capitali) piuttosto che a quelli di una fondazione costituita dalla donazione contenuta nel testamento di un nobile per una finalità sociale (e in quanto tale beneficiaria di agevolazioni fiscali e tributarie). La riflessione è a proposito della fondazione Galletti Abbiosi Morelli Pallavicini Baronio di Ravenna, basandosi sullo studio dei bilanci dal 2008 al 2012, e arriva dal Movimento 5 Stelle che si è avvalso del supporto di un avvocato e un commercialista revisore legale per analizzare le carte: «Dalla lettura di quei documenti sembra emergere che ci troviamo di fronte a una fondazione con valenza patrimoniale che non rimpiega i ricavi della gestione immobiliare nell’utilità sociale». La fondazione è ormai particolarmente nota all’opinione pubblica dopo essere finita al centro delle cronache locali ma anche nazionali per l’eredità reclamata da oltre cento delle ospiti dell’ex orfanotrofio voluto dal conte Carlo Galletti Abbiosi affidandone il mantenimento proprio alla fondazione cui donò il suo patrimonio al momento della morte. Dai dirigenti della fondazione (a presiedere il cda è il vescovo) avremmo volentieri ascoltato la loro versione dei fatti ma hanno scelto di non commentare prima della pubblicazione dell’articolo: «Valuteremo eventuali provvedimenti in seguito».

DUBBI M5S SULLA FONDAZIONE Dopo la sentenza di primo grado del 2012 favorevole alla fondazione (oltre a negare il risarcimento chiesto dalle 130 orfanelle intentando una causa civile tre anni prima le ha anche condannate al pagamento delle spese legali per quasi 80mila euro) i grillini stanno cercando di evitare che l’opinione pubblica si dimentichi di questa storia (la discussione del ricorso in appello è in programma nel 2018) e si sono interessati alla fondazione in generale, andando oltre il caso dell’orfanotrofio. «I dubbi sulla vera natura di questa fondazione ci sono venuti fin da subito – ricostruiscono Pietro Vandini e Fabrizio Martelli, rispettivamente il capogruppo in consiglio comunale a Ravenna e un attivista per M5s –. La fondazione ne riunisce diverse altre nate da testamenti che fissavano scopi sociali verso determinate categorie disagiate. A giudicare dalle rette pagate per godere dei servizi sembrerebbe che non ci sia più questa attenzione verso quelle fasce della popolazione. Se le categorie sociali individuate non dovessero essere più individuabili in maniera netta si può continuare a perseguire una finalità sociale in ogni caso, che sarebbe un requisito necessario per l’esistenza della fondazione».

TERRENI E FABBRICATI PER 10 MILIONI Quando si è deciso di visionare i bilanci è arrivato il primo problema: reperire la documentazione. Perché la fondazione, come tutti gli altri enti di simile natura, non ha obblighi di pubblicazione ed è rimasta sorda di fronte alle richieste arrivate da più parti. Allora è stato necessario un lungo percorso passato dagli uffici della Regione (cui spetta un ruolo di vigilanza) con la richiesta presentata quasi un anno fa dal consigliere regionale Andrea Defranceschi (M5s). Il Movimento si è messo a lavorare avvalendosi anche del consulto informale di professionisti esperti del settore e quindi capaci di interpretare le voci di bilancio. Vandini e Martelli fanno una necessaria premessa: «L’analisi non è esaustiva nel dettaglio perché servirebbero altri documenti oltre ai bilanci ma su certi aspetti non ci può essere dubbio su come vadano interpretati i numeri. Questo ci dicono le persone con cui ci siamo consultate». Spulciando tra le pagine dei documenti il team targato M5s ha buttato giù alcuni appunti, una sorta di punto di partenza per una analisi più ampia: «Si vede chiaramente che la fondazione svolge due attività principali nel suo esercizio. Da una parte c’è quella sociale con la gestione economica e finanziaria dei centri di costo rappresentati da una scuola materna, un doposcuola, una casa protetta per anziani, un centro diurno e una attività per minori a rischio. Dall’altra parte c’è la gestione del patrimonio fatto di numerosi immobili, terreni, edifici. In tutte le annualità il tema riccorente è dato dagli scarsi risultati, perdite o tendenziali pareggi, delle attività istituzionali e dall’abbondante utile, centinaia di migliaia di euro, della gestione patrimoniale». Le cifre stanno nero su bianco, i grillini si limitano a farle parlare: «La voce “Terreni e Fabbricati” nell’ultimo rendiconto supera i 10 milioni di euro e rappresenta la componente patrimoniale prevalente sulla quale si nutrono fondati dubbi che venga destinata prevalentemente alle finalità sociali. Un ente per essere considerato non commerciale, ed avere le agevolazioni fiscali, deve essere valutato per le attività effettivamente svolte. Il modo in cui vengono gestite le attività istituzionali e la gestione patrimoniale, con tanto di affitti e vendite, inducono a pensare che la fondazione non sia propriamente un ente con prevalente finalità assistenziale».

LE RETTE DEI SERVIZI AUMENTANO Si potrebbe però pensare che i grandi utili generati dal patrimonio immobiliare servano a finanziare le attività sociali, «che sarebbe una gestione in linea con la natura di una fondazione di questo tipo». Ma non è quello che raccontano i bilanci: «Le attività istituzionali vengono apparentemente gestite come attività imprenditoriali con costi di gestione coperti prevalentemente dalle rette pagate dagli utenti privati che usufruiscono del servizio a prezzi non proprio inferiori a quelli del mercato libero. Nei bilanci si dice che siccome queste attività sono in perdita o pareggio, sebbene la fondazione sia solida, si è costretti ad aumentare le rette per il pareggio. Ma quel quel pareggio ci sarebbe ugualmente, anzi emerge la stonatura dell’aumento delle rette pagate da chi usufruisce dei servizi quando la fondazione avrebbe la possibilità di erogarli a tariffe più basse forti della sua disponibilità». Un caso concreto è testimoniato dalla retta della scuola materna Morelli cresciuta di 30 euro tra il 2008 e il 2014.

DOTAZIONI FINANZIARIE PER 2,9 MILIONI Grillini e tecnici fanno un cerchiolino rosso attorno ai risultati del 2012, ultima annualità disponibile: «Figurano disponibilità liquide per 1.502.932 euro e titoli, obbligazioni e azioni, per 1.385.509 euro. Insomma ci sono grandissime dotazioni finanziarie mentre lo scenario tipico della fondazione dovrebbe essere quello di una società che utilizza le proprie risorse per le proprie finalità».

L’IMPOSIZIONE FISCALE I Cinque Stelle si sono avvalsi della collaborazione di un commercialista con in carichi nel collegio sindacale di una casa di cura privata: «Sostiene che la situazione non sia molto dissimile. Allora perché si chiama fondazione e non casa di cura privata srl?». Il cambio di natura commerciale sarebbe la soluzione più corretta secondo gli esponenti M5s: «Non è più una questione che riguarda solo le orfanelle, diventa un problema per tutta la comunità se si mette la veste di una fondazione addosso a una società che sembrerebbe avere altra natura». Il 2012 ha un imposizione fiscale di circa 100mila euro a fronte di oltre 4 milioni di ricavi: «Il dato di bilancio è questo ma va stimato guardando la dichiarazione dei redditi in quanto le tasse vengono pagate sull’imponibile, differenza tra costi e ricavi, al netto delle riprese fiscali».

LA REGIONE HA CONTROLLATO? Alla luce di tutto questo, in coordinamento con i consiglieri regionali, i rappresentanti ravennati del Movimento stanno valutando eventuali azioni da intraprendere nelle opportune sedi istituzionali. La Regione è l’organo deputato al controllo «ma una volta che vengono depositati i bilanci con l’approvazione del collegio sindacale è difficile vengano fatte verifiche aggiuntive. Può darsi saremo noi a chiederle».

LA (NON) REPLICA DELLA FONDAZIONE Prima di pubblicare le analisi del Movimento 5 Stelle, abbiamo ritenuto giusto contattare la fondazione Galletti Abbiosi Morelli Pallavicini Baronio perché potesse fornire chiarimenti sulla reale natura dell’utilizzo delle risorse patrimoniali e dell’attività svolta attraverso le proprie strutture. Abbiamo contattato la segretaria agli uffici della scuola Morelli chiedendo un incontro con un rappresentante della fondazione cui avremmo illustrato le perplessità esternate dai grillini con il supporto di un avvocato e un commercialista revisore legale. Ci è stato risposto che la fondazione non intendeva rilasciare alcuna dichiarazione su alcun argomento. La segretaria ci ha risposto che avrebbero atteso la pubblicazione dell’articolo per poi valutare eventuali repliche o provvedimenti. Abbiamo allora chiesto di potere avere alcune informazioni sulle attività svolte dalla fondazione per poter descrivere una realtà che fornisce servizi alla collettività che ad alcuni sono ignoti. Ci siamo rivolti all’avvocato Enrico Maria Saviotti, storicamente portavoce della curia di Ravenna. Questa la risposta ottenuta via email: «La richiesta rientra nell’ambito di un’informativa che spetta al cda autorizzare. Quindi, anche alla luce di quanto riferitovi dalla segreteria, ritengo che sia opportuno avanzare la richiesta di informazioni al cda». Per la cronaca la prossima riunione del consiglio è in programma per la fine di marzo. I contatti con la fondazione per questo articolo sono cominciati all’inizio di marzo.

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