Dimissioni e polemiche al vertice del Museo d’Arte di Ravenna: «Cda ormai inutile»

Dopo il presidente Dondini, abbandona Rosetta Berardi, in contrasto con il nuovo corso: «Perché denigrare il lavoro svolto in passato?». Il direttore Tarantino replica: «Consiglio d’amministrazione interpellato quando serviva». In settembre il rinnovo

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Rosetta Berardi

A fine gennaio si dimise il presidente Uber Dondini, a 82 anni e senza fare polemiche, pur sottolineando i tempi non certo rosei che sta vivendo il museo. Ora è la volta dell’artista Rosetta Berardi, che abbandona il consiglio d’amministrazione del Mar dopo 12 anni in questo caso invece in aperta polemica con il nuovo corso e la nuova giunta. «L’impressione è che si stia cercando di screditare il lavoro svolto in questi anni dallo stesso consiglio d’amministrazione rimasto invece tuttora in carica, ma che non sta però più svolgendo il proprio ruolo». Berardi – anche nella lettera di dimissioni inviata al sindaco – lamenta in particolare il fatto che il Cda non venga coinvolto e nemmeno informato sulle scelte strategiche che riguardano il futuro del museo. «Nel corso delle ultime riunioni ci siamo limitati a firmare delibere, leggendo invece sui giornali, sui depliant in giro per la città o sui comunicati inviati alla stampa, notizie e dettagli dell’attività futura. Con Claudio Spadoni (ex direttore e poi curatore scientifico del Mar, ndr) non funzionava certo così, eravamo tutti coinvolti. Adesso invece non ci è stato per esempio né comunicato né successivamente neppure presentato il curatore della mostra in programma in ottobre nell’ambito della biennale Ravenna Mosaico». Il riferimento è alla rassegna “Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini ad oggi”, curata da Alfonso Panzetta. «L’ho appreso sulla pagina Facebook dello stesso curatore. Ci è stato tenuto nascosto anche il nome della mostra, già pubblicato però altrove. Si tratta oltretutto di un’esposizione dello stesso curatore già vista a Montevarchi, sicuramente rivista e corretta, ma non certo un inedito. E parlare di “140 capolavori in mostra” (come nella cartella stampa pubblicata sul web, ndr) è una colossale presa in giro. Certo è che non ci saranno più le grandi mostre come quelle di questi anni con Spadoni, che si poteva venire a vederle solo a Ravenna: è finita un’epoca».

Mar Museo RavennaBerardi si è dimessa anche dal proprio ruolo nel comitato di coordinamento della stessa biennale, su cui la nuova Amministrazione comunale ha puntato tutto per questo 2017. «Hanno cambiato la denominazione, togliendo la dicitura “internazionale”, quasi per prendere le distanze dall’Associazione Internazionale Mosaicisti (di cui Berardi è vicepresidente, ndr) che ha sempre realizzato la Biennale insieme al Comune, senza promuoverne la presenza, come se fosse la Cenerentola della manifestazione e nonostante siano attesi mosaicisti soci provenienti da tutto il mondo in ottobre a Ravenna. Perché denigrare in questo modo quello che si è fatto prima delle ultime elezioni? Non è bello sentire dalla nuova amministrazione, tra l’altro dello stesso colore della precedente, parlare male del passato, sia per quanto riguarda il Mar che la Biennale, come se quindi anche la Fondazione Cassa avesse sbagliato a investire, fino all’anno scorso… Piuttosto l’Amministrazione avrebbe dovuto in questo periodo eseguire migliorie alla struttura del Mar, dove non funziona nemmeno l’aria condizionata e dove sarà difficile, senza la presenza autorevole di Spadoni, portare prestiti prestigiosi».

Il nuovo direttore del Mar, Maurizio Tarantino, contattato telefonicamente, si dice molto dispiaciuto per le dimissioni di Berardi, «di cui anche solo in questi pochi mesi, ho avuto modo di apprezzare il lavoro svolto nel Cda del Mar e con l’Associazione Internazionale Mosaicisti, un lavoro che insieme all’Amministrazione consideriamo molto prezioso. Per quanto riguarda i dubbi da lei sollevati – continua Tarantino – voglio sottolineare che il Cda del Mar è stato informato puntualmente di ogni decisione che richiedeva il suo intervento, su cui doveva per legge prendere una decisione. Per quanto riguarda più in generale la comunicazione delle informazioni al Cda su mostre e Biennale, invece, ritengo giusto che il direttore del Museo e l’Amministrazione abbiano un margine di autonomia nelle scelte». E Tarantino rivendica anche la scelta di essere passati dalla denominazione “Festival internazionale” a quella di “Rassegna biennale” del mosaico contemporaneo. «In questo modo ci avviciniamo a Biennali prestigiose (come naturalmente Venezia, ndr) che non hanno bisogno della dicitura “internazionale” per poi esserlo. Con eventi di rilievo internazionale più marcato (il direttore parla in particolare della stessa mostra di Panzetta e dell’esposizione della Sicis, ndr) abbiamo cambiato le carte in tavola e la nuova denominazione ci è sembrata più consona».

Dopo le dimissioni di Berardi il consiglio di amministrazione del Mar è ora formato solo dall’ex presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio Lanfranco Gualtieri, dal professore universitario Antonio Panaino e dal pedagogista Vittorio Pranzini, vicepresidente e che – come da regolamento – al momento ricopre temporaneamente anche il ruolo di presidente dopo le dimissioni di Dondini.

In settembre il Cda sarà rinnovato, e lo sarebbe stato – rivela il direttore Tarantino – indipendentemente da queste ultime due dimissioni.

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