Sopra la panca il mosaico non campa

Fanno ancora discutere le panchine “artistiche” installate dal Comune in centro, previste anche ai giardini Speyer. Dopo le proteste dei residenti della zona, che non le vogliono, una lettera aperta stronca il valore estetico e didattico dei manufatti: «È nonmosaico…»

Le panchine del dialogo in via SalaraSi continua a discutere delle panchine – realizzate su di un progetto di design e arredo urbano del Liceo Artistico di Ravenna – installate recentemente dal Comune in via Salara e previste anche ai giardini Speyer. Dopo le proteste dei residenti di quella zona limitrofa alla stazione, che non le vogliono, ora al caso si aggiunge una lettera aperta che critica, anche in tono ironico ma preoccupato, il senso estetico e didattico dei manufatti. Il testo che pubblichiamo di seguito è firmato dai ravennati  Cesare Albertano, Mariella Busi De Logu, Saturno Carnoli, Stefano Cavina, Marcello Landi, Emilio Rambelli

«La crisi generale della scuola come sistema di trasmissione dei saperi in ogni ordine e grado, comincia a dare risultati allarmanti: trionfo della mediocrità, scomparsa della bellezza, dilagare dell’incompetenza in tutti i settori. A forza di promuovere tutti ci ritroviamo dei dirigenti che non sanno più fare nulla. Nel mosaico, pittura per l’eternità, e già eccellenza esclusiva di Ravenna la catastrofe è stata ancora più radicale: sono state chiuse 5 scuole su 7 ed è stata rimossa la parola mosaico dagli insegnamenti. Il risultato è l’affermarsi del nonmosaico come quello imposto nelle ultime panchine di via Salara, dopo le targhe toponomastiche e le chincaglierie da bancherelle. Per contrastare questa decadenza non si può che ripartire dalla formazione.

In una città d’arte si impone l’obbligo di progettare ed intervenire a “bassa voce”. Soprattutto serve insegnare che non si può progettare oggetti d’arredo urbano per un luogo per poi posizionarli in un altro. Progettare significa studiare soprattutto il contesto con i necessari rilievi cromatici, formali e funzionali.

Inoltre una panca non può essere spacciata per una panchina: a una seduta priva di poggiaschiena manca la comodità fondamentale per accogliere i cittadini di tutte le età e non occorre scomodare le proporzioni dell’uomo vitruviano di Leonardo per sapere che una panchina deve rispondere a delle misure ergonomiche ormai acclarate. È ormai risaputo, almeno dai tecnici del settore, che una panchina in un luogo pubblico deve avere un’altezza massima da terra di 43 cm. (misura mutuata dall’altezza media della popolazione europea). Le panche già posizionate risultano essere alte 57 cm. e per di più con spigoli vivi in marmo. Quanto di più scomodo e inaccogliente mai realizzato.
L’estetica poi è quantomeno imbarazzante. Un disegno di forma circolare al centro di una seduta non può far altro che richiamare visivamente i servizi igienici in uso presso gli antichi romani: le antiche latrine pompeiane ancora in uso fino al secolo scorso. Posizionare poi una sublime stella del cielo di Galla Placidia sotto le terga è visivamente quanto di più mortificante si possa immaginare.

Affermare che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” è altamente diseducativo. È vero piuttosto che: è bello ciò che è bello e piace ciò che piace. In verità è necessario essere istruiti al bello e questo è proprio il fine delle scuole d’arte.

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