Manifesti anti aborto, la difesa delle associazioni Pro Life: «Aiutiamo le donne»

I sostenitori ravennati della campagna informativa ricordano che sulle affissioni compaiono i numeri di telefono per chi ha bisogno di assistenza in caso di difficoltà in gravidanza

Pro Life«Non si capisce come un aiuto a scegliere la vita financo previsto dalla stessa legge all’articolo 5 possa essere scambiato per un attacco ai diritti di non di sa chi». Le associazioni ravennati Pro Life rispondono alle critiche giunte da più parti per la campagna di affissioni e camion vela organizzata in occasione del quarantennale della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza anche a Ravenna da Pro Vita e a cui hanno aderito. Si tratta, in sintesi, di un manifesto che mostra un feto a undici settimane sottolineando le sue funzioni vitali.

«Questa attività di informazione dell’opinione pubblica – si legge in una nota firmata da Associazione culturale San Michele Arcangelo, Movimenti per la vita di Ravenna e di Lugo, Centro di aiuto alla vita e Comitato “Difendiamo i nostri figli” – mostra né più né meno quello che si vede in un’ecografia a quell’epoca gestazionale e che dovrebbe essere mostrata nella stessa prassi della legge 194/78. Ha lo scopo di di valorizzare la scelta alla vita delle donne che in attesa di gravidanze inaspettate o percepite come momentaneamente indesiderate non sanno a chi chiedere aiuto per loro e le loro famiglie. Nella parte bassa del manifesto è stato inserito il testo “Aspetti un bambino? Sei in difficoltà? Non avere paura: noi ti aiutiamo”, con il numero del centro di aiuto alla vita di Ravenna e del Movimento per la Vita di Lugo, per fornire alle donne in stato di gravidanza, che desiderino avere la più utile consulenza sul proseguimento della gravidanza, di poter affrontare questa delicata fase della loro vita in modo più sereno e con l’aiuto di operatori competenti».

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I promotori della campagna affermano che «le donne devono essere libere di poter decidere per la vita, devono essere supportate in ciò e non e devono sentirsi “obbligate” ad abortire per assenza di un’idonea informazione su cosa sia un aborto e le sue conseguenze fisiche e psichiche, sugli aiuti materiali e non».

Sullo stesso tema giungono anche i commenti, di opposto tenore, dall’Unione donne in Italia (Udi) e dalla Casa delle Donne di Ravenna. L’Udi scrive che «la Legge 194 è diventata negli anni cuore e simbolo di un attacco generalizzato ai diritti delle donne. A tutte le Istituzioni responsabili della sua applicazione, chiediamo di garantire i diritti delle donne del nostro Paese, senza arretramenti. La Legge 194 è già fortemente compromessa dall’abnorme e ingiustificabile obiezione di coscienza. Vogliamo che le donne possano scegliere tra i diversi metodi abortivi e che sia possibile la somministrazione della Ru486 fino alla nona settimana, come in tutt’Europa, anche nei Consultori pubblici adeguatamente potenziati, dove la contraccezione ordinaria e di emergenza sia accessibile, gratuita, senza obiezioni fasulle. Basta con l’ideologia familista/maschilista che rivuole la donna o in casa a fare figli o nel lavoro senza maternità».

La Casa delle donne si rivolge al Comune e chiede che si attivi «per la rimozione immediata dei manifesti lesivi della dignità e dei diritti delle donne. In altre città sono stati prontamente rimossi. Si tratta di immagini che mirano a colpevolizzare le donne che hanno subito, o scelto, la fine di una gravidanza per i motivi più diversi. Colpire le donne che vivono un momento così difficile e doloroso della loro vita, è subdolo e ipocrita». Per dovere di cronaca va ricordato che la versione ravennate è diversa da quella apparsa in altre città perché non viene menzionata esplicitamente la contrarietà all’aborto o alla legge che lo garantisce.  «L’obiettivo di questa campagna di comunicazione oscurantista e violenta – continua il comunicato della Casa delle Donne – non è affatto la difesa della vita ma è la criminalizzazione delle donne per sottrarre loro potere e controllo sulla riproduzione e trasformarle in strumento procreativo».

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