Istituto musicale Verdi, autonomo da luglio e poi entrerà lo Stato

Il direttore Patrignani: «Scontiamo un ritardo ma ora potremo ampliare l’offerta e gli iscritti». Il conservatorio al momento ha 250 frequentanti e 28 docenti di cui oltre 20 assunti

Musica Classica2Se l’Accademia di Belle Arti di Ravenna è di fatto in mezzo a un guado, la situazione dell’Istituto Musicale Parificato Verdi sembra invece molto meglio avviata. Già dotato di un suo statuto da decenni, l’Istituto sta finalmente diventando un’entità autonoma dal Comune. Il tutto sta costando 300mila euro in più all’anno a Palazzo Merlato che al momento sta trasferendo all’Istituto le risorse necessarie a pagare funzionamento e stipendi per una cifra complessiva di poco inferiore a un milione e 800mila euro l’anno di cui 1.434.763 solo per gli insegnanti, essendo la sede di proprietà. Cifra a cui vanno tuttavia sottratti i circa 400mila euro di contributo ministeriale e i circa 120mila che arrivano dalle rette.

«I costi aggiuntivi per l’autonomia – dice l’assessora Ouidad Bakkali – dipendono per esempio dal fatto che ora hanno bisogno di servizi, come anche banalmente l’ufficio paghe, che prima venivano erogati dal comune stesso. E per metà sono dovuti a maggiori oneri contributivi dal momento che è cambiata la cassa previdenziale per i lavoratori. Ma è un investimento che abbiamo fatto con convinzione, per essere appunto pronti alla statizzazione». E in effetti, prevista da una riforma del 1999 e attesa da almeno 10 anni, è arrivata per l’Istituto musicale Verdi l’agognata statizzazione. Dall’1 luglio diventerà autonomo e dal 1 novembre partirà il processo di statizzazione in tre anni parte del corpo docente. Il Comune continuerà ad avere oneri di utenze e sedi e su questo già sono stati presi impegni precisi per l’impiego dell’ex anagrafe, impegni indispensabili alla statizzazione.

Musica Live Basso 01«Siamo senza un auditorium – ci spiega il direttore Andrea Patrignani – che è come essere un ospedale senza sala operatoria. Esami e concerti non si possono fare in una stanza. Per anni abbiamo usato il Rasi, ma non è adatto a noi, troppo grande e con un’acustica ottima, ma non adatta ai ragazzi. Da quest’anno grazie alla ottima collaborazione con Ravenna Manifestazioni abbiamo la possibilità di usare il Ridotto dell’Alighieri che per noi è ideale. E una sala al Mar è diventata, si può dire, la nostra sala prove e che utilizziamo per conferenze, visto che tiene circa 50 o 60 persone, naturalmente quando è libera». Insomma, un’arte di arrangiarsi che potrà essere proseguita ancora per qualche anno, ma che deve trovare una soluzione definitiva per l’Istituto che ha sede in via Roma. E che, insieme a Rimini, era rimasto l’ultimo in Italia senza autonomia.

Un ritardo che non è stato privo di conseguenze, ci dice sempre Patrignani: «Siamo rimasti un piccolo istituto. Chi ha fatto il passaggio anni fa ha dovuto affrontare problemi, c’è stata anche una chiusura, ma ora al 90 percento sono in una situazione tranquilla in cui hanno potuto organizzarsi e ampliarsi. Chi ha lavorato bene ha visto raddoppiarsi o anche triplicare gli iscritti. Ora però noi partiamo con il vantaggio di avere una strada tracciata da chi l’ha percorsa prima di noi. E il fatto di poter aver una struttura autonoma e più snella ci potrà dare la possibilità di aprire ulteriori corsi importanti per l’offerta formativa del nostro istituto». Oggi intanto il Verdi di Ravenna conta 25 insegnanti e 3 a contratto per tre nuove cattedre: chitarra, sax e contrabbasso. In tutto 28 insegnanti, di cui oltre 20 di ruolo in cui si includono tre recenti stabilizzazioni dopo anni a tempo determinato per quanto riguarda pianoforte, composizione e coro. In tutto oggi gli iscritti sono circa 250, in maggioranza ragazze, e un po’ in tutte le fasce di età. Circa una cinquantina i cosiddetti “accademici” ossia coloro che stanno compiendo un percorso di alta formazione uguale a una laurea, composto di un triennio più un biennio.

Ma, è convinto Patrignani, potranno aumentare quando finalmente si amplierà l’offerta in particolare con corsi di jazz e canto. Intanto la normativa sta cambiando anche sul cosiddetto propedeutico all’Accademia, anche se ancora non si sa se le novità partiranno dal prossimo settembre o quello successivo. Un punto importante questo, se si considera che i licei musicali in tutta l’Emilia Romagna (cioè quelli che dovrebbero in teoria sfornare diplomati da mandare ai cosiddetti Conservatori, termine ormai decaduto però da tutti gli atti ufficiali) sono appena quattro e nessuno a Ravenna. E così, per chi vuole continuare a studiare musica, in città, bisogna affiancare alla scuola l’impegno del Verdi. «Noi cerchiamo di concentrare le lezioni in pochi pomeriggi – conferma Patrignani – per andare loro incontro, ma resta comunque un’attività che richiede molto impegno. E i musicisti che formiamo oggi non sono più solo bravi a suonare il proprio strumento, ma hanno un bagaglio».

Ma studenti, soprattutto “accademici”, ne arrivano da fuori? «Ci tengo a dire che, nonostante le nostre ridotte dimensioni, abbiamo insegnanti di altissima qualità selezionati con concorsi pubblici nazionali esattamente come già avviene negli istituti statali, tutti con contratto Afam. Quello che scontiamo, purtroppo, è la nostra piccola dimensione e il fatto anche che in questa città, da quarant’anni a questa parte, non si è mai messo mano alla viabilità e raggiungere Ravenna resta, anche per chi vive non troppo lontano, sempre molto scomodo». Di certo non può essere la retta annuale a scoraggiare gli iscritti, pari a 720 euro, molto bassa, se si considera che la media si aggira sui 1.300, ci racconta Patrignani. Ma anche qui potrebbero arrivare novità: «Credo che la situazione vada diversificata, tra chi frequenta il preaccademico, il barocco, il jazz, per esempio. E utilizzeremo l’Isee per riequilibrare alcune situazioni».

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