Thioro, quel cappuccetto rosso che fa da ponte tra Africa ed Europa

Criticato su testate come Libero o Il Secolo d’Italia per la presunta forzatura ideologica, si tratta di una produzione divertente, coinvolgente che sorprende rileggendo la tradizione. Il 2 agosto a Lido Adriano

Thioro Senegal

I tre interpreti in scena (oltre al pubblico)

Divertente, intelligente, di questi tempi particolarmente rigenerante. Thioro, lo spettacolo prodotto dal Teatro delle Albe insieme ad Accademia Perduta/Romagna e Ker Théâtre Mandiaye N’diaye (la compagnia del Senegal fondata dall’attore africano delle Albe prematuramente scomparso quattro anni fa), sta raccogliendo consensi ovunque, continua a fare il tutto esaurito o quasi a ogni replica in città e nei dintorni. La prossima occasione per vederlo è quella a Lido Adriano il 2 agosto alle 19 per il nuovo festival per ragazzi “Approdi”, al Cisim in una serata senegalese che prevede (su prenotazione al numero 389 6697082) anche una cena.

Certo, qualche dubbio potrebbe essere lecito a chi fosse capitato di recente di leggere l’articolo uscito su Liberoquotidiano.it dal “sobrio” titolo “Immigrati, cappuccetto rosso diventa nero: la vergogna della sinistra con l’africano” o quello sul Secolo d’Italia (che cita il precedente) e titola, sempre, per così dire, in maniera misurata: “Cappuccetto rosso è un migrante: follia in un teatro di Milano”. La tesi naturalmente è quella dello stravolgimento culturale, dell’invasione, dell’ideologia “buonista” che va addirittura a toccare la tradizione secolare della sacra fiaba europea. La sensazione è che nessuno di coloro che sostiene questa tesi in realtà abbia visto lo spettacolo, e che non si sia voluta perdere l’occasione per aizzare un po’ di polemica su un tema tanto caldo al momento. La verità è però che le Albe lavorano su questo rapporto Romagna-Senegal da tempi non sospetti e che questo spettacolo andrebbe visto perché è un bellissimo spettacolo per bambini. Poi sì, naturalmente, dato anche il particolare momento storico, oltreché bellissimo diventa anche urgente e particolarmente necessario.

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Ma chi è Thioro? Un cappuccetto rosso africano, che vive in un piccolissimo villaggio e che deve andare dalla nonna, al di là della savana, per farsi raccontare le storie. Un cappuccetto rosso che in realtà però è vestito come tutti i bambini presenti, che è tutti i bambini presenti. Un gioco teatrale, uno scambio, che coinvolge direttamente il giovane pubblico fin da subito. La tromba di Simone Marzocchi fa da contraltare alle percussioni africane di Adama Gueye e Fallou Diop, attori e musicisti, in un primo incontro ideale tra nord e sud, tra Europa e Africa, che è la cifra fondante dell’intero spettacolo. Thioro lungo la strada incontrerà la terribile iena, Buky, ed è a questo punto che tra il pubblico qualcuno si ritrae o cerca di allontanarsi, perché la paura è tanta. Il rosso che non è nell’abito sarà quello del sangue (diverse letture psicanalitiche hanno visto nel cappuccetto rosso il simbolo della pubertà, del sangue mestruale, qui se possibile il riferimento è ancora più esplicito) lasciato da una ferita al piede di Thioro (che amava camminare scalza) e di cui la iena sarà pronta ad approfittare.

Thioro mantiene le caratteristiche portanti di una storia che racconta da secoli, in Europa, un momento di passaggio e crescita, un ammonimento a fare attenzione ai seduttori (e Buky è la personificazione della seduzione, ancora più del lupo, ma anche del gatto e della volpe). La storia dunque resta nei suoi fondamenti, ma cambia nell’ambientazione, in quel cielo d’Africa che accompagna Thioro, nei baobab, negli animali che un meraviglioso griot riesce a fare apparire con il sapiente uso della parola e pochi oggetti di scena. La potenza del racconto si unisce a una fisicità coinvolgente per uno spettacolo che, letteralmente, incanta. Come si possa vedere in questa storia quella di un migrante e non di un bambino che passa all’età adulta attraverso la (comune) metafora del viaggio (foresta o savana che sia) forse si può spiegare solo con quella cecità che ormai non ci fa più distinguere tra individui, situazioni, parole ma fa diventare ogni uomo nero un potenziale profugo, pericoloso portatore di contaminazioni culturali.

Ma stiano tranquilli questi severi censori. Cappuccetto rosso, che sia europeo o senegalese, gode di ottima salute e anzi con questo racconto trova una nuova freschezza. Andare al Cisim il 2 agosto per credere.

Intanto, sempre nello spazio di viale Parini a Lido Adriano, il 31 luglio per la rassegna “Approdi” andrà in scena l’esito finale del laboratorio estivo della non-scuola, sempre alle 19 (e per chi lo desidera a seguire pic-nic sul prato) mentre il 26 luglio ci sono i burattini.

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