Dalla Nazionale di basket al ritiro per inseguire il sogno di diventare dentista

A 26 anni Giacomo Cicognani, talento della palla a spicchi ravennate, ha deciso di cambiare vita: addio alla pallacanestro e trasloco a Valencia con l’obiettivo di laurearsi e diventare odontoiatra come il padre

Cicovalen

Giacomo Cicognani a Valencia

Ha dato un taglio netto con il passato, Giacomo Cicognani, cambiando del tutto la sua vita. Non più basket, ma lo studio per diventare dentista. Non più l’Italia, ma la Spagna, dove raggiungere nuovi obiettivi. A soli 26 anni, infatti, quello che può essere considerato il miglior talento lanciato dal vivaio del Basket Ravenna ha deciso di appendere le scarpe (o meglio, gli “scarponi”) al chiodo. Protagonista di una carriera che l’ha portato a indossare la maglia azzurra Under 20 e a calcare i parquet della seconda serie nazionale, l’ex centro bizantino ora veste i panni dello studente e guarda solo avanti, senza nostalgie per un passato fatto di tiri, stoppate e “pick and roll”.

Da dove nasce la decisione di ritirarsi?
«Era da un po’ che ci pensavo, almeno dall’anno scorso, quando giocavo a Forlì. Volevo capire cosa fare da “grande” una volta terminata la mia carriera. Ero indeciso, poi è arrivata la scelta di andare a Teramo, che per me rappresentava una sorta di prova del nove. Volevo rilanciarmi e vedere se le porte della Serie A2 si sarebbero potute aprire di nuovo».

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Poi c’è stato l’infortunio…
«Sì, a gennaio mi si è rotto il legamento crociato del ginocchio. Non è la prima volta, perché mi era capitato anche qualche anno fa a Giulianova (nel giugno del 2011, ndr), in nazionale Under 20. Ma il motivo principale della mia scelta non è stato comunque questo».

Qual è stato, quindi?
«Un po’ per una questione economica, un po’ per i sacrifici da fare per giocare a basket, senza la sicurezza di una situazione solida in futuro. Ho un diploma in Ragioneria e sono ancora abbastanza giovane, quindi non è stato difficile voltare pagina».

Il suo passo successivo qual è stato?
«Quello di decidere di diventare un odontoiatra. Mio padre Bruno lavora in uno studio da dentista e un po’ mi ha spinto, in più mi attira molto come attività professionale. E dire che in passato non ci avevo mai pensato».

Ma le serve la laurea…
«Sì, e per questo ho fatto la selezione per iscrivermi all’Università Europea di Valencia, in Spagna. Sono riuscito a entrare e da settembre vivo qui».

Qual è la sua giornata tipo da studente?
«Dal lunedì al venerdì alla mattina frequento le lezioni, mentre al pomeriggio studio. Adesso si fa soprattutto teoria, per la pratica bisogna aspettare un po’ di tempo. A gennaio ci sono i primi esami. È una cosa molto stimolante, in quanto sto imparando cose molto interessanti. La sera vado spesso in palestra, perché comunque mi piace continuare a fare attività atletica. Non sono un “tipo social”, non ho un profilo Facebook. Quando voglio parlare con qualcuno, lo chiamo direttamente al telefono».

Qual è la sua aspirazione finale?
«Quella di diventare odontoiatra. Il corso dura cinque anni e spero quindi di laurearmi a 31. Avendo la fortuna di avere mio padre che svolge questa professione, ci sarà la possibilità di imparare molto da lui. Magari un giorno lavoreremo assieme io e lui».

Dove vive?
«Ho trovato un appartamento nei pressi della sede universitaria. I miei coinquilini sono un ragazzo spagnolo, uno belga e uno irlandese. Ho imparato senza problemi la lingua e sto davvero molto bene a Valencia, dove comunque vivono molti più italiani di quanto pensassi».

Segue le partite dell’OraSì?
«No, non ci guardo mai. Ormai non c’è più nessuno che conosco nello staff, nemmeno Casciello, che mi ha visto crescere nelle giovanili. Di lavoro fa il fisioterapista e gli devo tanto, visto che è con lui che ho effettuato la riabilitazione per entrambe le ginocchia».

Quali sono state le soddisfazioni più grandi?
«Di sicuro aver fatto parte dell’Under 20 che ha disputato l’Europeo di categoria a Lubiana. Poi essere riuscito a recuperare dall’infortunio al ginocchio, tornando ai livelli precedenti. Infine vincere il campionato di Serie B a Ravenna e giocare sul campo la A2 conquistata».

Ha qualche rammarico?
«Di sicuro avrei potuto fare di più e qualche errore l’ho commesso. L’ultimo anno a Ravenna, quello in A2, anche per motivi personali non stavo rendendo al massimo. I dirigenti presero giustamente un giocatore al mio posto e io mi sono trasferito a Palestrina, vicino a Roma. Non è stato un problema andare via, ma mi è dispiaciuto il come».

Le manca il basket?
«In questo momento no. La passione c’è ancora, quando capita guardo le partite della Nba in televisione, ma per me quello rappresenta solo il passato. Mi hanno proposto anche di giocare in una squadra, ma è una cosa che non mi attira nemmeno a livello amatoriale. Mai dire mai, però adesso preferisco dedicarmi solo allo studio. Mi piace fare solo una cosa alla volta. In passato questo era a giocare a pallacanestro».

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