Per Ballardini e Faenza l’A1 resta un sogno: «Ma non tutti arrivano in finale…»

Partita per salvarsi, l’Infinity Bio ha sfiorato l’impresa. Ma la 37enne guardia-ala e oggi allenatrice-giocatrice non si abbatte e guarda già alla prossima stagione. Sulla sua carriera dice: «Due volte ho avuto l’occasione di firmare per andare nell’Nba, una volta mi ha fermato un infortunio e l’altra lo staff della Nazionale»

BallardiniPer quanto riguarda gli ultimi vent’anni, quando si parla di pallacanestro femminile a Faenza non si può che pensare a Simona Ballardini. Manfreda doc, classe ’81, la guardia-ala lega il suo nome ai due capitoli più belli della storia faentina della palla a spicchi. Il primo, chiuso ormai da tempo, che riporta alle imprese del Club Atletico, con il capolinea rappresentato dal progressivo declino culminato con la cessione del titolo sportivo nel 2012. Il secondo, tuttora aperto, che ha il nome di Faenza Basket Project, che ha fatto rinascere l’entusiasmo, mai del tutto sopito, di un’intera città.

L’ultima parte di questo capitolo riguarda la finale per la promozione in A1, persa il 27 maggio al primo supplementare al termine di una vera e propria battaglia con la quotata Vigarano Mainarda, che però non cancella in alcun modo il valore di una stagione che si è rivelata eccezionale. «Il campionato è andato al di sopra delle aspettative – inizia Ballardini – con la squadra che da debuttante ha conquistato un buon settimo posto al termine della regular season, per poi “esplodere” nei playoff. Da quel momento siamo cresciute tantissimo e nessuno si sarebbe aspettato di arrivare fino allo spareggio finale. E dire che in autunno il nostro obiettivo era la salvezza…».

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Un anno da incorniciare, quindi?
«Sì, non possiamo che essere contenti di quello che abbiamo fatto. Siamo soddisfatti del lavoro e dei sacrifici che alla fine ha pagato tantissimo. Il segreto dell’InfinityBio è stato un gruppo che si è dimostrato fantastico, un gruppo con la “G” maiuscola. Nel basket, infatti, non si vince con una sola giocatrice».

Ballardini4okUn po’ di amarezza, però, c’è per l’esito della finale?
«Purtroppo sì, ma siamo state in gara fino al 44esimo minuto di una partita disputata contro una formazione, come Vigarano Mainarda, che ha disputato la A1. Ci sta che abbiano vinto le nostre avversarie, in quanto potevano contare su elementi di alto livello, ma noi siamo state ancora più brave a giocarcela alla pari».

Un altro aspetto positivo è il ritorno dell’entusiasmo del pubblico faentino attorno al basket femminile…
«In realtà a Faenza c’è sempre stata voglia di pallacanestro, anche quando le cose non andavano bene. I nostri tifosi ci sono sempre stati vicini, stringendosi in maniera ulteriore quando abbiamo disputato la finale dell’A2 a Lucca. Tutte le società avversarie ci invidiano il nostro pubblico: non ha uguali e avrebbe meritato la A1».

E ora qual è il prossimo obiettivo?
«Resta quello di inizio stagione: un consolidamento. Se non capita l’occasione, come è successo quest’anno, non bisogna fare le cose di corsa, ma per gradi, alzando l’asticella un pochino alla volta».

Sempre con Ballardini in campo?
«Certo, sto a casa mia, continuando a ricoprire il ruolo di allenatrice-giocatrice».

Ballardini5Quali saranno le linee guida della squadra futura?
«Punteremo a mantenere il gruppo più intatto possibile, non avrebbe senso fare delle rivoluzioni. Dobbiamo tenerci strette tutte le mie compagne».

Qual è, se esiste, l’analogia maggiore tra questa InfinityBio e il “vecchio” Club Atletico del quinquennio d’oro 2003-2008?
«Di sicuro il cuore. Abbiamo dimostrato di possedere lo stesso attaccamento alla maglia di dieci anni fa».

Quali i ricordi più belli di quegli anni?
«Due finali scudetto, la vittoria della Coppa Italia, la partecipazione alla Fiba Cup. Il tutto, in un periodo in cui il PalaBubani era inespugnabile. E se poi alla fine non sempre siamo riuscite ad arrivare al traguardo finale, bisogna ricordare che non sono le partite singole a fare la differenza, ma il percorso di gioia ed entusiasmo che si è compiuto assieme alle compagne, ai dirigenti, ai tecnici e ai tifosi».

Basket Faenza Finale

I tifosi faentini festeggiano lo stesso a fine gara, nonostante la sconfitta dell’Infinity Bio

Una carriera, la tua, che purtroppo ha incontrato anche alcuni momenti negativi…
«Ho avuto l’occasione di firmare due contratti per giocare nell’Nba, ma una volta un grave infortunio, un’altra l’opposizione dello staff della Nazionale, me lo hanno impedito».

Il bilancio è comunque positivo, giusto?
«È vero che ho perso delle finali, ma è altrettanto vero che non tutti ci arrivano. Secondo me è già tanto quello che è stato fatto, ma non è tempo di bilanci, perché c’è ancora da giocare…».

 

Tricolore nel 2011 con la maglia di Taranto
Nata a Faenza il 24 marzo 1981, Simona Ballardini dal ’95 cresce nel settore giovanile del Club Atletico, entrando subito a far parte, seppure giovanissima, della prima squadra. Nel ’98 viene premiata come migliore giovane del campionato italiano e, dopo aver contribuito al ritorno in A1, categoria in cui gioca per una stagione, nel 2000 si trasferisce a Schio. In Veneto disputa tre stagioni, vincendo due coppe Ronchetti (l’attuale Fiba Cup), per poi tornare a Faenza. Punto di forza prima della Penta e poi della Germano Zama, nel periodo che va dal 2003 al 2008 Ballardini trascina da protagonista la squadra a due finali scudetto, entrambe perse, ma anche alla vittoria di una storica Coppa Italia nel febbraio del 2007. Chiuso questo lustro si trasferisce a Venezia, dove gioca due anni, per passare nel 2010 a Umbertide e nel 2011 a Taranto, dove centra l’accoppiata scudetto-Coppa Italia. Seguono una breve esperienza in Francia, al Bourges, e un lungo periodo di inattività a causa di una grave infortunio (il secondo dopo quello capitato nell’aprile del 2007), per tornare in Italia nel 2014, a Priolo in A1 e a Castel San Pietro in A2. L’anno successivo gioca e allena il Faenza Project Basket in Serie C, con cui inizia la risalita fino al torneo di A2 chiuso qualche settimana fa. ≠Conta 93 partite con la maglia della nazionale azzurra, per un totale di 897 punti (esordio il 16 maggio 2001 a Limerick, in Irlanda, contro il Portogallo, dove segnò due punti) suggellate dalla vittoria della medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo del 2009 e dell’argento, sempre nella stessa competizione, nel 2001.

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