Tv, Viola e la vittoria a l’Eredità su Rai Uno: «Mi ha aiutato il teatro a scuola»

La studentessa di Ravenna ha vinto 190mila euro in gettoni d’oro. Nei momenti di tensione al game quiz per la ventenne è stato utile il corso del Teatro delle Albe: «Che strani i feticisti su Facebook dopo le puntate»

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Viola Casadei, 20 anni, in compagnia di Flavio Insinna, conduttore del quiz show di Rai Uno l’Eredità

Quale parola può abbinarsi con le parole cravatta, vela, cotone, regalo e azzurro? Fiocco. È così che la ravennate Viola Casadei ha vinto 190mila euro in gettoni d’oro. La ventenne studentessa di Lettere ha fatto il botto al quiz show L’Eredità su Rai Uno azzeccando la soluzione giusta della ghigliottina finale. Il 16 marzo, quando è andata in onda la sesta e decisiva puntata registrata una decina di giorni prima, c’erano circa 4,5 milioni di telespettatori davanti alla tv (dati Auditel).

Cominciamo dalla fine. Quando abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook l’articolo con la notizia della vincita si sono scatenati i complottisti del “era tutto preparato”. Se lo aspettava?
«I miei genitori mi hanno preparato a tutto, c’è sempre da aspettarsi il peggio dalle persone. Mia mamma è un’insegnante di scuola media, mio padre lavora in una ditta di smaltimento rifiuti: non mi conosce nessuno in Rai. In vita mia ho ottenuto tutto con la mia fatica, ora capita questa manna dal cielo e ho la coscienza a posto».

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Oltre alla critiche è arrivato altro via social?
«Mi hanno scritto tanti amici o conoscenti che non sentivo da anni ma sono rimasta stupita da quanti sconosciuti mi abbiano scritto solo per avermi visto in tv».

E che dicevano?
«Dai semplici complimenti alle richieste feticiste di una fotografa che voleva vedere i miei piedi passando per un uomo che vive in Austria e mi ha visto sui Raiplay e vorrebbe che sposassi suo figlio in Italia».

A parte il viaggio in America che ha annunciato anche a fine puntata, come userà i 190mila euro? Cambiano i piani per il futuro in qualche modo?
«Ringrazio i miei genitori per avermi cresciuto pensando ai soldi come uno strumento e non come un valore. Diciamo che tiro un sospiro di sollievo per un eventuale mutuo per una una casa, so di avere un bel paracadute ma non sto pensando a borse di Chanel. In questo momento mi sento più un Gollum del Signore degli Anelli con “il mio tesoro” da custodire».

Come è arrivata a L’Eredità?
«Sono una mega fan a livelli veramente malati di ogni tipo di quiz show. E l’Eredità è diventato il gioco di casa, c’è competizione in famiglia, una guerra: giochiamo insieme, chi vince quella sera magari non lava i piatti o non sparecchia. Cose così. Mia sorella mi ha spinto ad andare e l’11 febbraio ho mandato un’email per partecipare. Quattro giorni dopo mi hanno contattato per il casting a Bologna. E poi è arrivata la chiamata per andare a Roma».

Come funziona?
«Si registrano due o tre puntate al giorno. Per ognuna servono un paio di ore. O anche di più se ci sono imprevisti: quella volta che si è guastato lo schermo abbiamo aspettato il tecnico. E purtroppo per ragioni di regolarità richieste dal notaio non si può uscire dallo studio: niente sigarette, niente bagno. A fine giornata il campione viene ospitato in albergo per tornare il giorno dopo a registrare le nuove puntate. Io per scaramanzia non avevo portato i cambi: in albergo a fare il bucato è stato divertente…».

Chi sceglie gli abiti della puntata?
«La produzione chiede di portare quattro cambi e là ne fanno scegliere tre in ordine di preferenza. Poi gli autori valutano gli incroci cromatici dei concorrenti con l’abito del conduttore o delle Professoresse e fanno la scelta».

Trucco e parrucco?
«Fanno loro ed è il momento in cui ti senti una diva coccolata sapendo che mai ti ricapiterà di avere quel trattamento. Mi è capitato di trovarmi accanto Marta Flavi che doveva farsi sistemare i capelli per un’altra trasmissione».

Nessuna indicazione dagli autori su come comportarsi in studio?
«C’erano due ragazze della produzione Magnolia che seguivano i concorrenti come ombre, in pratica delle baby sitter: regolamento, goccino d’acqua, tempi, spostamenti. Cose pratiche. Poi nel programma ti lasciano fare. L’unica cosa che è stata un po’ meno intellettualmente onesta è il momento della presentazione in cui chiedono davvero di andare su con il tono di voce, sorridere, devi diventare un po’ personaggio per trasmettere che è il momento più sereno della tua vita e tu invece sei lì teso e nervoso con l’ascella pezzata».

Era tanta la tensione?
«Tantissima, ho cercato di dissimulare. Forse un po’ mi ha aiutato aver fatto per tanti anni la Non-Scuola con il Teatro delle Albe».

Tra concorrenti e conduttore che rapporto c’è?
«Nei momenti di stacco e di pausa le Professoresse tornavano nei loro camerini, Insinna invece si fermava quasi sempre a chiacchierare con i concorrenti, credo lo facesse anche per aumentare la confidenza e metterci più a nostro agio. È stato molto dolce e molto umano».

Chi vince il montepremi brinda con un calice di Bellini insieme alle Professoresse e in quel momento hai detto che era il sogno della tua vita. Com’è venuta fuori la battuta?
«In quel momento non avevo proprio il controllo di cosa dicevo e mi è venuto spontaneo perché è una battuta che facevo spesso a casa con i miei genitori. La cosa divertente è che l’azienda che lo produce me ne ha mandato una cassa per quella battuta».

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