«Anche l’ambiente attorno ai confini del Parco è importante per la sua immagine»

L’architetta Aida Morelli è la nuova presidente dell’ente che tutela il Delta del Po in Emilia-Romagna: dal Recovery Fund arriveranno 30 milioni di euro (altri 25 alla parte veneta)

Valle Della Canna, Stato Canale Circondariale, 7.8.17«Guardare un canneto, in particolare nel periodo invernale quando è di colore marrone, è un’emozione unica perché vedi la vita della natura». L’architetta Aida Morelli potrà ammirare più di un canneto nel suo nuovo ruolo: da inizio maggio è la presidente del Parco del Delta del Po. «Per me che mi occupo da sempre di progettare spazi verdi e del rapporto tra ambiente e persone, questo incarico è un sogno».

Presidente, cominciamo parlando di soldi. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede uno stanziamento di 55 milioni di euro per il Parco del Delta del Po, inserito dal Governo tra i 14 siti strategici di attrazione culturale. Come spenderete i 30 milioni assegnati alla parte da 50mila ettari che ricade in Emilia-Romagna?
«Intanto diciamo che i fondi non sono ancora a disposizione. C’è fiducia e al tempo stesso preoccupazione, ma una preoccupazione positiva perché avremo la disponibilità di risorse importanti. Al momento è prematuro fare piani di spesa. Sono presidente da inizio maggio, sto dedicando il mio tempo proprio per conoscere il personale e il parco».

Come sono i rapporti con l’ente Parco della Regione Veneto?
«Io sono una ferma sostenitrice del parco unico che così avrebbe lo status di parco nazionale e consentirebbe tutta un’altra promozione. L’esempio a cui dobbiamo guardare sono i grandi parchi americani. Se restiamo un parco regionale avremo sempre meno opportunità, meno visibilità: nelle guide e nei report finiremo sempre alla voce “altri parchi”».

La parte veneta ha già ottenuto il riconoscimento Unesco e lo stesso è successo per la zona ferrarese. E il resto?
«Questo sarà uno dei miei obiettivi. Il Veneto avrebbe dovuto fare il coordinamento ma tutto si è fermato. Voglio riaprire i discorsi: se non arriveremo al riconoscimento complessivo per me sarà da considerare un fallimento».

Stato Valle Canna 6.8.17Nella sua visione come immagina il ruolo del Parco del Delta?
«La missione è la conservazione della natura e l’integrazione con le persone. Per troppo tempo chi abita e lavora nel parco ha subìto il suo peso senza apprezzarne i vantaggi. Il primo impegno che mi sono presa è di incontrare i proprietari delle aree. Tutti si preoccupano di chi usa il parco per scopi ricreativi, dai tartufai agli escursionisti, ma pochi pensano a chi possiede vaste superfici e imprese, dagli agriturismi ai coltivatori. È con loro che devo ragionare se voglio ampliare le aree naturali».

Intendete allargare le zone protette?
«Si possono fare delle valutazioni per alcuni luoghi in collaborazione con gli imprenditori per uno scambio di interesse reciproco. Magari ci sono delle aree di prato che hanno un valore per la vegetazione che ospitano e per tutelare quelle si può pensare di concedere di coltivare diversamente altre aree».

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Aida Morelli

Si parla di parco fluviale diffuso dei Fiumi Uniti con diversi progetti partecipati. Può essere una nuova stazione del Delta?
«Acqua e natura stanno sempre bene insieme. Ma gli ampliamenti del perimetro del parco hanno senso se gli ambienti sono compatibili, non è più tempo di confini calati dall’alto. L’istituzione Parco deve dialogare: come incontrerò gli agricoltori allo stesso modo incontrerò i sindaci che avranno proposte».

Perché a volte chi fa progettazione di interventi in zone del parco ha la sensazione che l’ente sia invadente e troppo rigido?
«Il parco non è cattivo, bisogna comprendere le sue ragioni. Non siamo in concorrenza ma è evidente che nell’apprezzamento dell’ambiente gioca un suo ruolo anche lo spazio che circonda all’esterno i confini del parco. Anche le aree fuori dal parco devono avere un certo decoro e tenere conto dell’impatto paesaggistico. Percorrere la Romea per me è una grande emozione ma questo può succedere se pensiamo che anche intorno alle aree protette ci siano nuclei di naturalità. Ad esempio penso che sarebbe bellissimo realizzare delle aree di sosta lungo la statale dove potersi fermare in sicurezza senza intralciare il traffico e senza rischiare vandalismo alla natura. Era qualcosa che andava fatto anche quando è stata rifatta via Baiona, è stata un’occasione persa».

Qual è la funzione di un parco naturale nel 2021?
«Faccio un paragone con i musei di scienze naturali. Non sono più una raccolta di scheletri ma sono qualcosa di interattivo dove fare esperienze. Sono l’evoluzione della camera delle meraviglie che avevano i ricchi nel ‘700: il coccodrillo impagliato e l’uovo gigante per stupire gli ospiti. Nello spazio naturale che abitiamo in queste zone abbiamo una percentuale di biodiversità tra le più elevate in assoluto. Ma dobbiamo metterci in testa che la Terra se la cava benissimo anche senza l’uomo: per conservare i suoi ambienti dobbiamo intervenire in uno spazio limitato».

Non è quindi tollerabile che accadano episodi come quello dell’autunno 2019 nella Valle della Canna con una moria di uccelli per la diffusione di botulino dovuto al ristagno dell’acqua.
«Quando perdiamo degli animali dobbiamo registrare un segno meno nella presenza, ma non solo a livello numerico. Il danno per il valore della migrazione è enorme: parliamo di anatidi che partono dall’Africa in coppie con le uova giù in grembo per andare a nidificare nel nord europa. È stato un problema di gestione grave».


La scheda 1 / Ha progettato il parco dei diritti per i bambini di Cervia, ecco chi è la nuova presidente

Dal 30 aprile l’architetta ravennate Aida Morelli, 65 anni, è presidente del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna (incarico della durata di 5 anni). Socia fondatrice dello studio Arc Lab di Ravenna, Morelli si occupa di progettazione ambientale. Per 15 anni è stata delegata provinciale della Lipu. Del Delta se ne occupò già a fine anni ’90 quando è stata coordinatrice di un progetto Life con 500 milioni di lire a disposizione: 30 ettari nell’area di Volta Scirocco, a nord di Mandriole, hanno visto migliorare la classificazione nel parco. Morelli ha progettato il bosco di Fusignano e più di recente il parco dei diritti dei bambini a Cervia.

La scheda 2 / 54mila ettari tutelati dal 1988
Il parco regionale del Delta del Po dell’Emilia-Romagna è stato istituito nel 1988. Si estende per un totale di 54mila ettari (13mila l’estensione del parco in Veneto) che ricadono in nove comuni nelle province di Ferrara e Ravenna (oltre al capoluogo tocca Alfonsine e Cervia). Il paesaggio è contraddistinto da valli e zone umide protese verso il mare dove crescono esemplari di vegetazione e risiedono rare specie faunistiche: le Oasi di Bosco­forte e Punte Alberete, le pinete secolari di San Vitale e Classe cantate da Dante e Boccaccio, le antiche saline di Cervia, luogo prediletto da stormi di fenicotteri rosa. Sino al 2011 il parco era gestito da un consorzio composto dalle due Province di Ferrara e Ravenna e dai nove Comuni. Dal 2012 la gestione delle aree protette in Emilia-Romagna è affidata all’ente di gestione per i parchi e la biodiversità. I sindaci dei nove comuni costituiscono la Comunità del parco che indica il comitato esecutivo presieduto da Aida Morelli. Per il parco lavorano 17 persone a tempo indeterminato. Al 30 giugno è in scadenza la proroga del direttore generale.

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