Bondi e quel Cervia più famoso del Real: «Preferivano foto con noi che con Ronaldo»

Il 37enne attaccante emiliano da quattro anni è tornato in gialloblù, ancora in Eccellenza come nella stagione 2004-05 con il reality di Mediaset e Ciccio Graziani in panchina. «Rifarei quell’esperienza. Con i compagni di quella squadra abbiamo una chat su Whatsapp»

Bondi Campioni

Matteo Bondi, primo da sinistra, ai tempi del reality a Cervia

«Mi ricordo che in cinque-sei andammo a Torino ad assistere alla partita di Champions League tra Juventus e Real Madrid (9 marzo 2005, ndr). A fine match eravamo nell’ingresso degli spogliatoi, a dieci metri dai vari Figo, Ronaldo e Zidane. C’era anche Ciro Ferrara, che disse a suo figlio se voleva un autografo degli spagnoli. Il bambino, invece, chiese di fare una foto con noi…». Matteo Bondi, con orgoglio misto a nostalgia, racconta così un episodio della sua esperienza a “Campioni, il sogno”, mostrando quanto il reality show di Mediaset fosse riuscito a raggiungere un enorme successo, facendo diventare un gruppo di giocatori dilettanti delle autentiche “stelle” del pallone. Oggi, a quattordici anni di distanza, l’attaccante veste ancora la maglia del Cervia, rappresentando in pratica l’unico legame tra quella stagione d’oro e il campionato attuale, con le luci dei riflettori ormai spente da tanto tempo.

Bondi, da Cervia a Cervia. Dov’è stato nel frattempo?
«Sono tornato da quattro anni, dopo essere stato a Mezzolara, Comacchio e Ribelle. Nella stagione del mio ritorno siamo stati promossi dalla Promozione e adesso siamo al terzo campionato di fila in Eccellenza. Per me è stata una grande gioia vestire di nuovo la maglia gialloblù».

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Cosa l’ha spinta a questo ritorno?
«Un po’ perché Cervia mi è rimasta sempre nel cuore, un po’ per ragioni personali. Quattro anni fa, quando con la Ribelle è stato fatto il salto in Serie D, ho preferito andare via perché quel campionato richiedeva un impegno che il lavoro e la famiglia non mi avrebbero permesso».

Che effetto le fa giocare oggi allo “Stadio dei Pini”?
«È sempre bello, mi sento di casa, anche se io sono originario della provincia di Reggio Emilia. Il torneo sta andando un po’ al di sotto le attese: al momento siamo in zona playout e il nostro obiettivo è la salvezza».

Bondicervia Se la cava ancora in area di rigore?
«Da “vecchietto”, penso di sì. Finora ho segnato dieci gol, mi sento ancora in forma».

Riavvolgendo il nastro della sua vita, cosa si ricorda di “Campioni”?
«È stata un’esperienza bellissima, di cui ricordo quasi tutto. Era un mondo nuovo per il calcio, perché c’era la possibilità di partecipare a un programma televisivo. Sempre sotto i riflettori, sono stato consapevole fin dall’inizio che non si trattava solo di calcio, ma comunque speravo in un trampolino di lancio anche dal punto di vista sportivo».

Cosa che però per la stragrande maggioranza di voi non è successo…
«È vero, a parte Arrieta, che ha giocato anche nel maggiore campionato statunitense, non c’è stato il riscontro che ci si aspettava in termini di carriera. Il problema è che non venivamo presi sul serio. Siamo stati etichettati più come uomini di spettacolo che calciatori».

Bondicervia2Quali sono state le soddisfazioni più grandi?
«Di sicuro vincere il campionato, ma anche avere la possibilità di entrare nei più importanti stadi di Serie A, sia da spettatori, sia da protagonisti in una serie di amichevoli. Anche dal punto di vista umano è stata una bellissima esperienza: abbiamo un gruppo Whatsapp, dove ci mandiamo dei messaggi tutti i giorni».

Secondo lei, cosa provocò il declino di “Campioni” dopo la prima stagione che era decollata?
«Il primo errore fu cambiare quasi tutta la squadra, la gente si era affezionata al gruppo della promozione. In più i costi di produzione della trasmissione erano folli. Il gioco non valeva più la candela».

Lo rifarebbe?
«Sì, certo, senza dubbi. Anche se alcune cose le gestirei in modo diverso».

Come mai non partecipò alla seconda edizione?
«Perché non furono mantenute le promesse. Gli autori mi chiesero di restare, ma io lo volevo fare alle mie condizioni e alla fine non fu trovato un accordo. Quindi cambiai squadra, andando a Mezzolara».

Tornando a oggi, la prossima stagione la rivedremo in maglia gialloblù in ogni caso?
«Se sto bene come adesso, direi di sì. In ogni caso il Cervia resta nel mio futuro: già adesso ricopro un ruolo dirigenziale, occupandomi di faccende amministrative. Mi piacerebbe che il calcio restasse nella mia vita, anche se non so in quale veste».

Tre presenze in B con il Cesena, in D con Baracca Lugo e Ravenna
Nato a Sassuolo, in provincia di Reggio Emilia, il 5 giugno del 1980, Matteo Bondi cresce nel Carpi, vestendone la maglia nel ’98-99 in C1 (due gol), per poi trasferirsi nella stagione 1999-2000 al Cesena, dove esordisce in Serie B: tre le presenze in totale in un campionato che però registra la retrocessione del club bianconero. L’attaccante passa al Castel San Pietro (C2) e nella stagione successiva scende in D, dove giocherà nel Baracca Lugo (’01-02), nel Ravenna (’02-03) e nel Carpi (’03-04). Nell’estate del 2004 il tesseramento nel Cervia di “Campioni, il sogno”, in Eccellenza. L’anno successivo si trasferisce al Mezzolara, in D, e poi al Comacchio, in Eccellenza. Nel 2007 va alla Ribelle, in Prima Categoria, con cui sale in Promozione. Nel 2009 il primo ritorno a Cervia, per una stagione in Eccellenza, categoria in cui giocherà per quattro tornei di fila ancora nel club di Castiglione di Ravenna. Conquistata una storica promozione in D, nel 2014 decide di fare ancora ritorno a Cervia, in Promozione. Salito subito in Eccellenza, Bondi è alla sua quarta stagione in maglia gialloblù. Amico di Vigor Bovolenta e Federica Lisi, è uno degli organizzatori del “Bovelix”, evento creato in ricordo dello sfortunato pallavolista che come tradizione anche quest’anno si terrà al bagno Obelix di Marina di Ravenna il 16 e il 17 giugno.

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