Scuola, aule in centro sempre più vuote L’assessore: «Non solo per i parcheggi»

Dove crescono e dove calano gli iscritti: la fotografia del territorio comunale per primarie e medie

Scuole dove calano iscritti e si chiudono sezioni e dall’altra parte scuole che vedono crescere il numero di studenti e il numero di classi. La fotografia dell’anno che arriva conferma un trend, a Ravenna città, che vede come punti particolarmente in difficoltà il centro storico e la darsena. In particolare la scuola Mordani, quella più centrale, aprirà anche quest’anno solo due sezioni con pochi bambini ognuna e anche la media collegata, la Damiano Novello, per tanto tempo considerata in passato il fiore all’occhiello delle scuole medie, vede calare il numero di prime attivate. C’è chi, per spiegare in particolare il calo della Mordani, punta il dito sulla chiusura di piazza Kennedy alle auto e la conseguente difficoltà per i genitori di portare a scuola i figli. «In realtà – dice l’assessore all’istruzione Ouidad Bakkali a cui si deve peraltro la recente riorganizzazione degli istituti comprensivi della città – questa è una semplificazione che non fotografa una realtà ben più complessa che ha molto a che fare invece su come e dove si insediano le nuove famiglie. Il centro storico è in sofferenza su questo fronte ed è un tema che deve essere affrontato globalmente a livello di giunta, un tema che già molte altre città si stanno ponendo. E si tratta di una tendenza che avevamo previsto, anche per questo l’anno scorso abbiamo rivisto lo stradario e cercato di ampliare quello afferente alla Guido Novello, proprio perché questo calo era prevedibile. Ed è sempre per questo che ci sono state rigidità alle richieste di spostamento di alcune famiglie, per evitare svuotamenti. Ma in generale le scuole sono sempre una cartina di tornasole di come cambiano gli insediamenti». Non a caso a crescere sono invece scuole più periferiche, a sud, dove apre la nuova media Randi (vedi pagina 17) e anche nell’Istituto San Biagio dove sia la primaria Camerani attiverà una prima in più rispetto allo scorso anno sia la media Don Minzoni. Altra scuola in difficoltà per numero di iscritti è la primaria Pasini. Qui più che l’aspetto legato alle residenza è la scelta di molte famiglie di iscrivere i figli altrove, temendo l’alta percentuale di bambini figli di stranieri che abitano nella zona della darsena e frequentano la scuola. «Su questo invece vorrei lavorare e fare la parte che può compotere al Comune per far diventare questo presunto punto debole un punto di forza, farla diventare un luogo di sperimentazione avanzata proprio sul tema dell’intercultura. Uno degli elementi su cui vogliamo insistere di più in generale, voglio infatti chiamare esperti e studiosi di fama nazionale per lavorare su questo fronte». Che si tratti di un tema ancora molto sentito dalle famiglie italiane di nascita lo ha dimostrato anche il recente allarme sollevato da Alberto Ancarani (Forza Italia) rispetto a presunte “classi ghetto” alla Don Minzoni. «In quel caso tuttavia si trattava di una polemica infondata, come mi ha assicurato la dirigente». E però resta vero che a guardare le composizioni delle prime nelle sezioni A, B e C di cognomi stranieri quasi non se ne vedono e la distribuzione non è comunque omogenea. «Io non so quali criteri siano stati attuati, chi può escludere che i bambini con quei cognomi siano per esempio i primi delle classe? Piuttosto c’è da chiedersi perché per esempio corsi come il musicale (la sezione A) o quello con il potenziamento sulla seconda lingua (la B) non ricevano richieste da stranieri. Per esempio, le famiglie sono state adeguatamente informate?».
Nel forese la situazione è più omogenea con una criticità a Campiano, dove si comincia a essere stretti e su cui Bakkali dice: «Stiamo valutando l’ampliamento perché non vogliamo che rischino di essere sacrificati gli spazi dedicati ai laboratori». Mentre a Castiglione si è già provveduto aggiungendo due aule (vedi p. 17). A Roncalceci invece si è rischiato di non fare la prima elementare, a gennaio gli iscritti non erano sufficienti. «Lì si è messa in moto la comunità, il comitato cittadino, per convincere le famiglie, la scuola ha cambiato orari e anche noi siamo intervenuti modificando il servizio scuolabus con risorse aggiuntive, ma alla fine tutto è andato bene e la prima ha aperto con una quindicina di bambini». Ma perché tenere aperta a tutti i costi una scuola che rischia di costare peraltro di più alla comunità? «In realtà in questo caso il rischio era quello di saltare un anno perché i bambini per il prossimo ci sono. È naturale che quando si vede che in prospettiva il calo arriverà sotto una certa soglia, come prevede la legge, la scuola chiude. Come successo a Casal Borsetti».

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