Come gestire la rabbia, a scuola

Tisselli Rabbia GentilezzaTra pochi giorni inizia un nuovo anno scolastico. Arriviamo da due anni molto difficili per studenti, insegnanti e per tutto il personale al lavoro nei vari plessi. La scuola è tra le istituzioni che hanno subìto di più i cambiamenti imposti dal Covid ed è stata spesso al centro di un grosso fraintendimento. Si è pensato che fosse il luogo in cui si imparano delle nozioni e dei concetti, si “lavora” e basta, mentre non è così. È invece soprattutto un luogo in cui si impara a socializzare, si entra per la prima volta a far parte di una collettività, in cui ogni bambino e ogni ragazzo non è più solo figlio e nipote, ma è membro di un gruppo. È un corso di avviamento alla società.

Questo genera ovviamente problemi e frustrazioni, perché nelle classi, come nella vita, ci si deve confrontare con persone che ci stanno simpatiche, ma anche con quelle che ci irritano o che non ci capiscono. È già di per sé un ambiente esplosivo, in cui il professore è colui che insegna, ovvero “lascia un segno” nei propri studenti. Giancarla Tisselli, psicologa e pedagogista ravennate ha da poco dato alle stampe un libro che può essere di aiuto a chi lavora con i ragazzi, si intitola Dalla rabbia alla gentilezza. Educazione ai sentimenti e alle emozioni (Mimesis). Dopo aver condotto dei corsi sul campo in diverse scuole del ravennate, Tisselli ha provato ad applicare un nuovo modello per gestire la rabbia che arriva dalla scuola di psicologia norvegese. Le tensioni nelle classi, i fenomeni di bullismo, violenza o anche di scherno dei compagni più in difficoltà nascono sempre da un disagio e una frustrazione che vive chi compie la violenza.

Precisando doverosamente che chi compie violenza non è una vittima, ma una persona che vive una difficoltà relazionale. La sua rabbia (che spesso nasconde frustrazione, paura, gelosia, senso di incapacità o di abbandono) può essere incanalata in un tipo di attività che lo gratifichi, trasformando così quella energia inespressa in qualcosa di diverso e positivo. La rabbia non va dunque soffocata, ma incanalata in pratiche positive. Per stemperare il clima teso seve gentilezza, comprensione ed elasticità, solo così si potrà lasciare un segno positivo nei propri alunni.

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