Per imparare a gestire le emozioni

Vita Segreta Delle EmozioniMentre cresciamo ci vengono insegnate dagli adulti molte cose: come scrivere le parole, come sommare e moltiplicare i numeri, come andare in bicicletta, e via via che diventiamo più maturi si aggiungono la storia, la fisica, la chimica, in alcuni casi anche il greco antico.
C’è però una cosa che non ci insegna a nessuno, quella che forse è la più importante: come gestire le nostre emozioni. Cosa possiamo fare quando ci sale la rabbia, o quando ci sentiamo soli.

Queste risposte arrivano dai libri. La filosofa Ilaria Gaspari ne ha scritto uno intitolato Vita segreta delle emozioni (Einaudi) che prova a farci riflettere sulle emozioni attraverso le parole di filosofi come Spinoza o Epicuro e di poeti come Dante o Montale, un percoso per adulti che consiglio insieme ad alcuni classici per bambini come I colori delle emozioni (Gribaudo) di Anna Llenas o Che rabbia! (Babalibri) di Mireille D’Allancé.
La prima cosa che dobbiamo imparare da bambini (e reimparare da adulti) è ad accettare le nostre emozioni anziché combatterle.

Le nostre sensazioni sono reazioni naturali e ataviche che provengono da molto lontano, figlie dirette della nostra evoluzione di esseri umani. Sono utili, anche quelle più fastidiose, come la rabbia, o dolorose, come la nostalgia di una persone che non c’è più.
Il concetto di nostalgia, come quello di malinconia, nasce nel ‘600 come termini medici per indicare uno stato di dolore che oggi chiameremmo depressione.
Era una malattia diagnosticata spesso ai soldati che combattevano lontano da casa per molti anni e che iniziavano a deperire moralmente e fisicamente. Tra le cure proposte c’era il riposo in zone calde e con il mare, nacque così il turismo verso la Costa Azzurra, e via via la moda di andare al mare.

Oggi la nostalgia è un sentimento diverso da quello identificato dal termine seicentesco, ma la sua etimologia ci ricorda che viene dal greco (forse serviva quindi anche studiare greco per capire le emozioni) nòstos, ritorno, e àlgos, dolore. È il dolore che provoca il ritorno di un ricordo piacevole, è una cosa bella che con il tempo diventa dolorosa, proprio perché non c’è più.
Curare la nostalgia contemporanea non è possibile (fortunatamente aggiungo) perché è quella materia invisibile che nutre la letteratura, la poesia e la musica.

Soffrire ci spaventa. La frase che ho sentito dire di più dai genitori ai propri figli da quando sono diventato padre è “attenti a non farvi male”. Questo monito rimane per tutta la vita nella mente di un genitore. Prima sta attento che il figlio non si ferisca cadendo dallo scivolo o scivolando mentre corre, poi ci si augura che il figlio non soffra emotivamente, che non si senta mai sconfitto o deluso dalla vita, si spera di non vederlo mai piangere.

Invece la sofferenza è energia vitale, è quella legna che marcisce sotto il terreno diventando petrolio. Forse la prima cosa da imparare sulle emozioni sarebbe proprio quella: non aver timore di lasciarsi andare.

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