Leggere i classici: Nabokov e il suo capolavoro politico

Nabokov Un Mondo SinistroLa prima recensione che vi propongo per il 2020 suona come un buon proposito da mantenere per l’anno nuovo: “leggere i classici”.
So che si dovrebbe dire “rileggere i classici”, ma è pur sempre vero che molti non li abbiamo mai letti.
Approfitto della ripubblicazione da parte di Adelphi dell’intera opera di Vladimir Nabokov, probabilmente il miglior scrittore della seconda metà del ’900, anche se i più conoscono solo il suo capolavoro Lolita, da cui Kubrick trasse il film.

Nabokov era un esule. La sua famiglia era fuggita dalla Russia dopo la Rivoluzione. Visse a Berlino, a Parigi, per poi arrivare negli Usa. La prima parte della sua produzione è scritta in russo, mentre la seconda in inglese.
Un mondo sinistro (traduzione di Franca Pece) fu il suo primo libro in inglese, scritto dopo sei anni che viveva negli Usa. È il suo romanzo più politico, ed è – come ogni suo libro – un vero capolavoro. Eppure nessuno lì per lì se ne accorse. «Il libro cadde con un tonfo sordo» scriverà lo stesso Nabokov. Il romanzo è ambientato in un indefinito paese dell’Europa orientale governato dal Partito dell’Uomo Comune in maniera autoritaria.

Il protagonista è Adam Krug, un filosofo molto noto, nonché unico intellettuale che il Governo possa vantare. Krug, rimasto vedovo, si interroga sul suo destino: meglio vivere fedele a questo regime di idioti o complicarsi la vita per tentare una vita fuori da questo schema? La scrittura di Nabokov è evocativa e ipnotica, mescola la grande tradizione della letteratura russa con la veloce modernità della nuova (siamo negli anni ‘40) letteratura americana. La critica, per l’ironia con cui si prende gioco dei meccanismi burocratici di questo stato nazional-populista, lo paragonò a Kafka, per l’aspetto distopico a Orwell. Mandando su tutte le furie Nabokov che anni dopo scriverà «Chi mi paragona a Kafka non lo ha mai letto» e ancora più duramente «niente in comune con il mediocre scrittore inglese», massacrando in due parole la critica e il povero Orwell, accusato di essere troppo “politicizzato”.

Nabokov infatti parla di politica, ma senza giudizio. Il suo romanzo non condanna i totalitarismi, ma gli uomini, che nelle situazioni di pericolo diventano piccoli e meschini, anche quando armati di grandi ideali. Nabokov era un entomologo, studioso di farfalle; in molti hanno notato come questa passione per osservare i minuscoli dettagli sia stata riportata anche sugli esseri umani.
Nonostante tutto, ancora oggi nella bandella della nuova edizione si legge: «un libro che è un singolare ed evidente contrappunto a 1984», a dimostrazione che i libri non appartengono mai agli scrittori, ma solo ai lettori.

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