La coincidenza di Handke

Peter Handke

Lo scrittore Peter Handke, vincitore del premio Nobel per la Letteratura 2019

Due ore prima che l’Accademia svedese assegnasse il Nobel per la Letteratura a Peter Handke avevo iniziato un libro intitolato La storia della matita (Guanda, traduzione di Emilio Picco) di… Peter Handke.
La prima cosa che ho pensato è stata: «Quando la racconterò non ci crederà nessuno». Poi sono seguite altre riflessioni che riporto in ordine sparso: «Non pensavo assolutamente che potessero dargli il Nobel»; «Come ho fatto a dimenticarmi che oggi davano il Nobel?»; «È un libro stranissimo, se non lo avesse scritto lui lo avrebbero mai pubblicato in Italia un libro così?»; «Esistono le coincidenze?»; «Perché proprio oggi ho preso questo libro dallo scaffale?».

Avevo acquistato il libro un anno prima, in una piccola libreria di Ferrara. Avevo letto e amato le poesie di Handke e così avevo preso due libri che ora mi accingevo a leggere. L’altro libro di Handke che avevo preso quel giorno si chiama Storie del dormiveglia, una raccolta di racconti. Guardando la data di pubblicazione mi ero accorto che era stato stampato nel 2014. Calcolando che la libreria non vendeva usati significava che da quattro anni lo avevano in negozio senza riuscire a venderlo, il che mi ha fatto interrogare parecchio.

Peter Handke è un autore austriaco classe ’42. È un poeta, drammaturgo e romanziere, ha scritto anche per il cinema, famosa la sua sceneggiatura de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.

La storia della matita è un libro strano, probabilmente non il più adatto per avvicinarsi a Handke, ma è molto interessante. Si tratta di una specie di diario dello scrittore in cui si susseguono appunti, punti di vista, aforismi e materiale eterogeneo. Parla della scrittura, del ruolo della creatività, e prende appunti di versi che potrebbero forse diventare poesie. Frasi del tipo: «Termino l’anno con le mani sporche di inchiostro; e giuro fedeltà alle stelle e allo stormire del vento».

Il libro di Handke che mi ha portato a leggere tutto quello che ha scritto è stato Pomeriggio di uno scrittore (Guanda, traduzione di Giovanna Agabio). È un racconto di 90 pagine in cui di fatto non succede nulla. Uno scrittore in crisi di identità esce dallo studio e inizia vagare per le strade della città, cammina per verso la periferia, mentre cala la notte, ma dentro di sé passa il mondo intero. Non c’è una trama, ma ci sono tutte le cose che mi piacciono: si parla di scrittura, di camminare, di osservare il mondo in modo diverso, e a un certo punto la voce narrante dice: «Sebbene non si fosse verificato nulla di particolare, aveva la sensazione di aver già vissuto abbastanza per quel giorno – di essersi assicurato il domani». E la lettura di questo libro è bastato per assicurarlo anche a me.

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