162 – I cattolici, Dante e la «banale modernità»

Chiesa San FrancescoIl 14 settembre 1913 si costituiva un comitato ravennate volto a promuovere «fra i Cattolici» la celebrazione del VI° centenario della morte di Dante e, a partire dall’anno seguente, veniva dato alle stampe un “bollettino bimestrale illustrato” il cui Direttore Responsabile era don Giovanni Mesini. Anche la Santa Sede aveva accolto con favore l’istituzione del comitato e Pio X aveva espresso, attraverso le parole del Segretario di Stato, la sua approvazione: «Riconosce infatti l’Augusto Pontefice essere saggio ed opportuno consiglio che alle onoranze […] prendano parte notevole i cattolici di ogni regione d’Italia».
L’invito ad onorare colui che «ha cantato i misteri e le glorie della nostra Religione» si concretizzava, innanzitutto, nel «restaurare e decorare la Chiesa di S. Francesco, che si può ben chiamare la Chiesa di Dante», una iniziativa che «pel suo carattere religioso ed artistico insieme, sembrò veramente degna di venire promossa». Il proposito era stato sottoposto al vaglio di personalità autorevoli, tra le quali il Cardinale Pietro Maffi e Corrado Ricci, e da tutti «otteneva approvazione e plauso».
L’idea che muoveva il comitato mirava ad eliminare la «banale modernità, che ne ha guastato la semplice bella linea basilicale» per «ricomporre con la commossa immaginazione la chiesa di S. Francesco nella bella semplicità e severità d’un tempo, quale si mostrava ancora, quando Dante Alighieri vi entrava a pregare e quando vi fu portata la sua salma per le estreme onoranze».

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