169 – Il Vicario, il Sindaco, il Generale e… Dante

169 Dante RidimensionataUn’aura religiosa caratterizzò le solenni celebrazioni dantesche del 1865, feste tuttavia che furono dichiaratamente laiche e dalle quali la chiesa ravennate era stata volutamente esclusa.
Majoli, il Vicario Capitolare, al termine dei festeggiamenti, aveva manifestato con una lettera pubblica la sua amarezza.
“Il ravennate. Gazzetta del centenario di Dante Alighieri”, aveva dato alle stampe la sua lettera contestualmente alla risposta del Sindaco Rasponi che, giudicando «tardiva e inopportuna lagnanza» quanto scritto dal Vicario, così si giustificava: «Non credette la Giunta d’invitare il clero, perché la V. S. non ha espresso desiderio alcuno d’intervenire alla festa di Dante, né il clero in altre solennità ha mai invitato l’autorità civile, né è mai concorso alle pubbliche solennità dello Stato; anzi in più occasioni ha mostrato non curarle».
Soprattutto, “Il ravennate” faceva seguire alla risposta del Sindaco – e non certo innocentemente – la lettera con la quale Garibaldi declinava l’invito a partecipare: «Sono vivamente commosso dall’invito, che voi mi fate in nome della rappresentanza municipale di Ravenna. Ve ne ringrazio di cuore, ma non posso per ora soddisfare un sì gentil desiderio, che è pure il mio, quello di essere tra voi a rendere il mio culto al Divino Poeta. Voi avete un deposito sacro da custodire, le Ossa di Dante, che sono eterna protesta al Papato, che le voleva insepolte. I custodi del sepolcro di Dante respingano quindi ogni conciliazione coi carnefici di Roma».

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