134 – Albo dantesco

ALBO DANTESCONel maggio 1921, in occasione delle solenni celebrazioni per il VI centenario della morte di Dante Alighieri, si pubblicò l’Albo dantesco, compilato da don Giovanni Mesini – allora Direttore del “Bollettino dantesco” – con la collaborazione di «distinti scrittori», edito da F. Ferrari di Roma e «stampato e confezionato» dalla Scuola Tipografica Salesiana di Ravenna. Nelle intenzioni del Direttore l’Albo dantesco, meglio del Bollettino, poteva «essere divulgato e tenuto alla mano per ravvivare idee e impressioni intorno al divino Poeta».
Il volume era stato pensato in tre parti, ciascuna corredata da numerose illustrazioni, allora definite «la parte più attraente». La prima riguardava i ritratti di Dante perché «l’immagine del divino Poeta, come la sua figura morale e la sua opera, è sempre stata presente all’amoroso culto degli italiani». La seconda parte presentava i luoghi nei quali il Poeta aveva vissuto e che aveva visitato, da Firenze sino a Ravenna, l’ultimo rifugio, mentre l’ultima, incentrata sulla Divina Commedia, presentava un saggio «di quanto l’arte d’ogni tempo produsse sotto l’ispirazione del Poema». In questa terza parte erano prese in esame alcune tra le principali iconografie ispirate all’opera dell’Alighieri, a partire dalle miniature dei Codici danteschi.
Secondo Mesini questo era un libro «non indegno di comparire tra i dotti e magnifici pubblicati in questo anno memorando, e destinato anch’esso a rendere sempre più familiare la figura del sommo Poeta».

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