Il blues rurale romagnolo di Vince Vallicelli

Lafevra“Blues rurale romagnolo” è l’espressione che pare abbia utilizzato lui stesso per descrivere il suo ultimo album solista, uscito lo scorso anno per Strade Blu Factory. Ed espressione non poteva essere più azzeccata per questo piccolo tesoro da custodire per gli amanti dei suoni della “terra” – per usare invece le parole di Antonio Gramentieri, chitarrista di Sacri Cuori e Don Antonio che nell’album suona e produce il tutto, marchiandolo a fuoco. Si tratta di La fevra, nuova incursione nel blues “dialettale”, dieci anni dopo l’ultima volta, di “Vince” Vallicelli, classe 1951, storico batterista della scena blues italiana con alle spalle collaborazioni con artisti come Gianna Nannini, Eugenio Finardi o Andy J. Forest. Uno che mentre andiamo in stampa, tanto per rendere l’idea, sta per partire per un tour in Messico con il cantante italoamericano Freddie Maguire, con cui ha appena registrato un nuovo album. E chissà che anche il dialetto romagnolo non sia “esportabile”, d’altronde uno come Cesare Basile, le cui canzoni in dialetto siciliano sono sicuramente state un modello per Vallicelli, è appena stato inserito nel cartellone del festival rock più importante al mondo, il Primavera Sound di Barcellona. Del resto impressiona la naturalezza con cui Vallicelli omaggia (cantando testi originali, scritti appositamente da autori vari) la sua terra, la sua Forlì, in un contesto che rimanda invece a Oltreoceano. In un album in cui ancora hanno un valore i fruscii, i suoni tra le note degli strumenti, registrato sempre a Forlì all’Amor Mio Non Muore “forse l’unico studio completamente analogico presente in Italia” (citando la cartella stampa), utilizzando in larga misura materiale a marca Lombardi Amplificazioni di Castrocaro Terme, “forse l’ultimo grande costruttore italiano di impianti audio professionali”. L’artigianato, in definitiva, che si fa arte.

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