“Il giovane valzer”, un piccolo tesoro da scoprire

Passato ingiustamente nella più completa (o quasi) indifferenza, merita assolutamente un ripescaggio “Il giovane valzer”, sesto album del 40enne polistrumentista e compositore ravennate Christian Ravaglioli, uscito sul finire del 2014. Di fatto membro aggiunto dei Sacri Cuori e con alle spalle una serie di collaborazioni illustri, Ravaglioli sorprende con un album fuori dal tempo, molto vario e curioso, che passa dal folk (inteso anche come vero e proprio folclore, basti come esempio la deliziosa ballata “Fondre [Bol ad savo]” in dialetto romagnolo, presente anche altrove, in cui presta la sua voce la cantante da balera Patrizia Ceccarelli) all’avanguardia e ad atmosfere jazzate, restando sempre molto accessibile. Un ascolto adatto davvero a tutti e in cui ognuno potrà trovare i propri riferimenti. I più chiari sono il Vinicio Capossela più malinconico (almeno nei due pezzi in cui canta Mirco Mariani dei Saluti da Saturno, tra l’altro collaboratore dello stesso Vinicio), un grande maestro come Pascal Comelade in alcuni passaggi strumentali, la scuola di Tucson (presente in carne e ossa con la cantautrice francese Marianne Dissard e lo storico produttore Craig Schumacher) e indirettamente gli stessi Sacri Cuori, la neoclassica ma anche il blues e forse l’indie-rock (almeno nella sorprendente “Sei un incubo”) a cui si devono aggiungere stranezze assortite per completare una tavolozza resa ancor più varia da un gran numero di strumenti (il solo Ravaglioli, tanto per rendere l’idea, suona diversi tipi di pianoforti e tastiere, fisarmonica, corno inglese, flauto, oboe, clarinetti, lap steel, mellotron, zither, sega musicale, celesta) e collaborazioni (per non parlare di una chicca assoluta come le registrazioni di Alan Lomax effettuate a Russi nel 1954 di “Corde russiane”).
Il difetto del disco sta forse proprio paradossalmente in questa sua eccessiva varietà, che lo rende un tantino sfuggente e per forza di cose poco coeso, con il rischio che alla lunga questa caratteristica possa quasi infastidire. Ma non al punto da scalfire l’ottima impressione del primo ascolto: quella di essere di fronte a un piccolo tesoro da scoprire e riscoprire.

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