Il ritorno di Dylan Dog e i messaggi di Sclavi come scariche elettriche

Dylan Dog 362 Dopo Un Lungo SilenzioDylan Dog, personaggio che ha rivoluzionato (in Italia) l’immaginario collettivo, ha compiuto trent’anni. Il numero 1 del mensile era uscito il 26 settembre 1986. Nelle edicole, per l’intero mese di settembre, c’è il numero 362, Dopo un lungo silenzio, scritto di nuovo, dopo nove anni di assenza, dal creatore del personaggio, Tiziano Sclavi. L’albo ha subito un impatto notevole; copertina bianca, con il titolo a piede di pagina e, sotto la testata, la “celebrazione” del ritorno di un grande autore, tutto in maiuscolo: “Scritto da Tiziano Sclavi”. La stupefazione prosegue in seconda di copertina, e nelle pagine 3 e 4: bianche, senza posta dei lettori, zero immagini d’apertura, niente di niente, fino alla tavola iniziale, a pagina 5, che si apre con un uomo di spalle davanti a una casa londinese con i muri a pietra a vista, sotto un cielo plumbeo. Creazione di un autore storico e rappresentativo della Bonelli, Giampiero Casertano. Dopo un lungo silenzio non è una storia normale, è quasi un richiamo dell’autore ai propri lettori originari (anche se arriva a smorzare la potenza sarcastica di Groucho, quasi afono, senza battute surreali). Tiziano Sclavi manda messaggi come fossero scariche elettriche; forse in alcuni passaggi con un eccesso di didattica, comprensibile e quasi legittima. Poi non si incontrano presenze mostruose e i fantasmi che fanno capolino in un paio di pagine, sono creati dalla mente dell’Old Boy, ricaduto pesantemente nell’alcolismo. Casertano usa uno scarto grafico quasi destabilizzante: inserisce fra le proprie tavole, minuziose e nitide di bianco e nero, frammenti fotografici sfuocati: i fantasmi non esistono, dice la storia. Ed è addirittura una medium a spiegare come in quella casa “infestata” ci sia, in realtà, solo silenzio. Quello dell’anima dei personaggi: prima di tutto Owen Travers, cliente di Dylan Dog; poi lo stesso indagatore dell’incubo che, sceso ancora una volta negli inferi della dipendenza, ne esce grazie agli alcolisti anonimi. C’è, esplicita, la ricostruzione della sofferenza dell’autore, di quell’esperienza terribile da cui fortunatamente è uscito sano e salvo. C’è poi una declinazione molto potente del tema dell’amore come elemento salvifico e, insieme, delicatissimo e da proteggere. Insomma, un lungo racconto di dolore e stupore, che forse lascia un po’ di amaro in bocca ai nuovi lettori; ma che stringe la mano a chi segue Dylan da tanto tempo.

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