Mosley, maestro dell’hard boiled. E complimenti (anche) all’editore

LibroUna citazione che dovrebbe essere celebre: «Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo commette per un motivo, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori; e con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali».
È un omaggio, sincero, di Raymond Chandler (ne La semplice arte del delitto) al collega – e apripista – Dashiell Hammett.

Per commentare il nuovo romanzo di Walter Mosley, (Bompiani, traduzione di Fabrizio Coppola), si deve partire da qui. L’autore è infatti uno fra i migliori scrittori afroamericani degli ultimi decenni. Poco tradotto in Italia (il titolo precedente a questo, Little Scarlett, è uscito nel 2008), Mosley è, invece, un vero maestro e il miglior erede dell’hard boiled school.

Charcoal Joe è la quattordicesima indagine di Ezekiel “Easy” Rawlins, detective di colore che si muove nella Los Angeles della seconda metà degli anni Sessanta. Veterano di guerra ha appena aperto un’agenzia investigativa con l’ebreo Saul Lynx e Tinsford “Whisper” Natly, negro di St. Louis.

Un vecchio amico, killer di professione, Raymond “Mouse” Alexander, lo chiama in causa per conto di un altro gangster, “Charcoal” Joe Tyler, che sta scontando una piccola pena in carcere. Easy deve togliere dei guai un ragazzo, laureato in fisica, ingiustamente accusato d’omicidio.

Come sempre, dietro a quella che sembra, per qualche istante, una piccola indagine c’è molto, molto di più: sparatorie, bottini milionari, donne affascinanti e vecchi un po’ schizzati, pestaggi e amori che si dissolvono. Easy Rawlins è la fusione (quasi) perfetta di Sam Spade e Philip Marlowe e il romanzo funziona perfettamente, intrigo dopo intrigo, complicazione dopo complicazione. E, intanto, si racconta anche la California razzista del 1968 dove, per poter sopravvivere, conviene avere un revolver di riserva.

La scrittura (in prima persona: è Easy a raccontare) rispetta i canoni del genere, con dialoghi senza sbavature e descrizioni essenziali, precise ed efficaci, come devono essere quelle della letteratura popolare. Un gran bel romanzo, insomma. Complimenti all’editore per aver deciso di tradurlo; sperando che possa recuperare anche i precedenti.

Una nota finale: i personaggi principali hanno tutti un soprannome: da Easy (facile, sereno) per l’investigatore al cattivo “carbone” Joe. Il gangster è poi “mouse” e il socio di Easy è “whisper”, sussurro. Non male, eh?

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