Régis Jauffret: materiale incendiario in 500 racconti

Jauffret MicrofictionScegliere la forma letteraria del racconto per narrare una storia è rischioso e, insieme, affascinante. Di certo non è una strada più agevole da percorrere rispetto al romanzo; e non si tratta neppure di “sprecare un’idea”. È di sicuro il modo migliore per sperimentare l’arte della sintesi.
Perché si sceglie il racconto? In realtà può essere una “commissione”: una rivista (sono rarissime), o un redattore di una collana editoriale, chiede un testo; quasi sempre con un tema, più di rado lasciando all’autore assoluta libertà. Esistono poi progetti letterari che nascono come serie di racconti pensati fin dall’inizio come tessere di uno stesso libro/mosaico. Ecco, Microfictions di Régis Jauffret (Edizioni Clichy, traduzione di Tommaso Gurrieri) è un caso del genere, all’ennesima potenza: cinquecento racconti, tutti di due pagine, con tremila personaggi; cinquecento sguardi feroci sul mondo, senza filtri, censure, limiti.

Con questo monumento alla sintesi, Jauffret mostra le crudeltà quotidiane di tutti e rende reali i pensieri, feroci, che hanno attraversato almeno una volta ognuno di noi ma che, per fortuna, sono rimasti (quasi) sempre in quella forma. Un esempio: «Non mi piacevano così tanto i bambini da buttare via l’esistenza per loro», racconta una moglie, che poi diventa madre di tre figli; e pensa: «Il loro padre è uno stronzo».
Con Microfiction ci si trova a scendere all’inferno ogni due pagine, senza rendersi conto che quella storia è appunto vera “in potenza”; e che mostra sentimenti, paure, desideri e incubi reali, quotidiani. Tutto portato all’estremo. Così la pazzia diventa una specie di basso continuo delle oltre mille pagine del volume. Una nota fissa che si rispecchia nella scrittura: per seguire questa strada e mostrare il lato oscuro di tutti, Jauffret utilizza un linguaggio crudo, dove sangue, morte e sesso arrivano in vetrina con i loro nomi comuni, più usati e crudi. Non ci sono metafore o eufemismi.

Viene in mente lo strepitoso Delitti esemplari di Max Aub (Sellerio, 1981, trad, Lucrezia Panunzio Cipriani): il famoso, piccolo libro di racconti davvero microscopici; come questo: «Uccise la sua sorellina la notte della Befana per tenere tutti i giocattoli per sé». Aub però ha scelto la provocazione ironica e sorniona; Régis Jauffret è duro come la punta di un diamante. Non c’è alcun modo di redimersi, per lo scrittore francese: l’umanità è così, quindi non ha scampo.
Piccola nota: in copertina l’editore cita il quotidiano “Libération”: «Avviso ai lettori: maneggiare con prudenza, questo libro è materiale semplicemente incendiario».
Ha ragione.

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