L’Anas e le idee geniali per l’E45

Avete presente l’E45? Com’è adesso, com’era l’anno scorso, quello prima, dieci anni fa, o magari anche già negli anni novanta? Bene, cercate di imprimervelo bene nella testa, di non dimenticarvi quello che è stato, delle corsie chiuse, le deviazioni, i cantieri infiniti, perché tra pochi anni tutto questo resterà solo un lontano ricordo.

L’E45, finalmente, sarà sistemata e messa in sicurezza. Tutta la parte romagnola, dal Verghereto a Ravenna, 88 km o qualcosa del genere, entro il 2025. In fondo sono solo tre anni, possiamo aspettare, no, a fronte della garanzia che poi sarà finalmente tutto finito. E chi ce lo dice, direte voi? Ma l’Anas naturalmente. Quella che si è sempre occupata dell’E45 finora, in effetti. E che ci ha messo cinque anni a completare solo un terzo di questa nuova riqualificazione, in effetti.

Ma ora hanno voltato pagina all’Anas, hanno cambiato strategia – lo hanno dichiarato in un recente incontro con la Regione. Hanno pensato innanzitutto che sia arrivato il momento di smetterla con tappabuchi temporanei, che sarebbe molto meglio fare lavori in profondità, invece, per bene, per non doverli rifare tra un anno. Bene, bravi, c’è di che compiacersi. Mi piace pensare che sia un’idea venuta a uno stagista («Ma non sarebbe meglio fare meglio i lavori?»), poi promosso subito dirigente. Lo stesso che poi magari ha avuto il merito di aver dato il via alla rivoluzione, con un’idea questa volta davvero geniale, non c’è che dire: perché continuare ad aprire cantieri a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro, sistemando in uno l’asfalto, nell’altro i guard-rail, nell’altro ancora le strisce per terra, moltiplicando appunto i cantieri e i disagi, uno
dopo l’altro, quando invece se ne potrebbe programmare uno solo, nello stesso tratto, dove fare tutte le operazioni in una volta sola?

Immagino la sorpresa, negli occhi dello stagista divenuto dirigente, quando i colleghi dell’Anas si sono alzati per applaudire, dopo aver proposto di introdurre questa semplice prassi di pure buon senso. L’hanno chiamata «interventi per “Tratte omogenee” che hanno lo scopo di minimizzare l’impatto dei cantieri sulla viabilità». Lo hanno dichiarato alla stampa, nero su bianco, come se davvero nessuno ci avesse mai pensato prima.

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