Contrera, un nuovo investigatore privato nella Torino multietnica, tra cliché e umanità

Troppo Fredo Morire FrascellaHa tutti quei tic che sembrano non poter mancare a un investigatore, tanto più se privato: indossa sempre una giacca militare, è squattrinato, beve solo Corona con fettina di limone, si fa chiamare solo per cognome, Contrera.

La sua prima avventura, Fa troppo freddo per morire è stata pubblicata da Einaudi e scritta da Christian Frascella, classe 1973, molto maturato da quel pur apprezzabile esordio che fu Mia sorella è una foca monaca del 2009.
Scrittura attenta e mai trascurata, innervata di un’ironia e autoironia senza eccessi, Frascella mostra un’ottima pa­dro­nanza di trama e personaggi, ed è sicuramente virato al genere con sapienza e perizia, non a caso il libro è già alla terza ristampa e a marzo si aspetta la seconda avventura.

Qual è il segreto di Contrera? Sicuramente, cliché e tic a parte, la sua umanità e fragilità, non solo di facciata. Ormai giunto alla quarantina, vive dalla so­rella con i due nipoti a cui è molto legato, ha un’ex moglie rancorosa, una figlia che lo detesta, un passato da poliziotto corrotto che gli danno uno spessore interessante. Perfettamente integrato in un quartiere multietnico (si possono escludere simpatie salviniane), ha l’ufficio se così si può chiamare in un angolo di una lavanderia a gettoni di un marocchino di nome Mohamed e la sua prima indagine riguarda l’omicidio di un albanese di nome Oskar e di un sospettato di nome Driss.
Come in tanti buoni gialli che si rispettano, la città è parte integrante della narrazione e non semplice sfondo o scenario. E in particolare il quartiere Barriera di Milano, a Torino, ex quartiere operaio oggi abitato da immigrati arrivati da mezzo mondo o forse più.

Contrera è insomma una rielabozione del genere (non a caso tra i ringrazimaenti in fondo al volume l’autore sciorina i grandi dell’hard-boiled da cui at­tinge esplicitamente), dove non mancano scazzottate, colpi di scena, donne sensuali, tante sigarette, poliziotti corrotti e ricatti incrociati. Si potrebbe pensare quasi a un novello Nestor Burma al di qua delle Alpi, non fosse che Contrera vive in realtà con l’understatement di un uomo che a quarant’anni suonati non ha un posto in cui vivere e, soprattutto, in cui portare la donna che incontra e con cui, alla fine di una cena, riesce a fare sesso dopo due anni di astinenza.

Un libro per gli amanti del genere, per chi ama le storie di periferie, le storie di perdenti, dei margini, di chi non ce l’ha fatta senza paternalismi e patetismi, con una compassione autentica che riesce a non giudicare.
E se c’è durezza, se c’è davvero qualcuno che da questo libro ne esce moralmente a pezzi è proprio chi invece si erge a giudice della vita altrui pur senza poter dirsi senza macchia.

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