sabato
18 Aprile 2026

Un horror contro il vero orrore

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Olivia e Tom Spencer sono una coppia sui quarant’anni affiatata e di successo che ha deciso di cogliere al volo l’occasione di una casa appena ristrutturata a Mahingan Falls per lasciare il caos di New York e ritrovare una vita più in armonia con la natura nel New England. Vi si trasferiscono in estate insieme ai figli Zoey (due anni e mezzo), Chad (13 anni) e Owen, figlio tredicenne della sorella di Olivia morta con il marito in un banale incidente d’auto un anno prima. E il loro cane, un labrador. Mahingan Falls è una cittadina da cartolina, circondata da montagne e boschi e affacciata sull’oceano. Ethan Cobb è un poliziotto appena arrivato da Philadelphia ed è disposto a sfidare la cieca e ottusa autorità del capo di fronte a una serie di sparizioni o morti che a lui non sembrano volontarie come le si vuole far credere. A Mahingan Falls infatti accadono diverse cose strane.

Da questo setting idilliaco prende il via Il segnale, di Maxime Chattam, pubblicato di recente in Italia da Salani nella traduzione dal francese di Guido Calza, un horror che si dipana per oltre settecento pagine costruito con più intrecci paralleli. L’autore mette insieme diversi topoi letterari dell’horror, ma sviluppa anche altri elementi ricorrenti del romanzo contemporaneo che si intrecciano con l’horror ma che hanno vita propria: il gruppo degli adolescenti che nella loro ultima estate di innocenza condividono un segreto e vanno alla ricerca da soli di risposte un po’ come in Stand by me, il poliziotto talentuoso e misterioso che arriva nella grande città, il tema del bullismo e della violenza sulle donne, il rapporto di coppia tra Tom e Olivia che stanno cercando di trovare un nuovo equilibrio a metà della loro vita. A questo repertorio di personaggi anche secondari ben tratteggiati e trame ben costruite a cui fa difetto solo l’originalità si unisce un tentativo di spiegazione razionale che ha a che fare con la tecnologia, ma che non apre a particolari riflessioni sul tema.

Nonostante la mole il libro risulta per lo più scorrevole, grazie ai continui cambi di scena, a una scrittura molto “cinematografica” che procede per immagini rapide e dialoghi efficaci. In tutto questo, c’è paradossalmente una rappresentazione del mondo per certi versi “rassicurante”, con una netta dicotomia tra buoni e cattivi, tra bianco e nero, in una guerra senza senso in cui a pagare sono innocenti, che può forse rappresenta un limite per un romanzo che non riesce a superare la linea dello svago e dell’intrattenimento. Consigliato dunque a chi sia in cerca esattamente di questo per sfuggire all’orrore reale e assai più complesso di questi tempi difficili.

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