L’arte che diverte e appassiona e la dignità dell’artista

Musica Antica EnsembleGli artisti «che ci fanno tanto divertire e appassionare». L’ha detto? Pare proprio di sì.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, nel presentare il Decreto Rilancio se n’è uscito con questa frase. Infelice? Forse. Evitabile? Probabile. Sbagliata?

Ragioniamo insieme. Questa frase, soprattutto il termine divertire, ha indignato una larga parte della comunità artistica, soprattutto musicisti dell’area “classica”, che si sono sentiti paragonati a guitti sonagliomuniti. La sensibilità degli artisti è più acuita della media e ciò si può definire deformazione professionale. Che questa ipersensibilità a certi lemmi sia dovuta anche alla imperante poca considerazione che l’italiano medio nutre verso il mondo dell’arte (alzi la mano l’artista cui non hanno mai posto la domanda “ma di lavoro cosa fai?”) è altrettanto vero e sacrosanto.

Però, senza addentrarsi in una speculazione etimologica che porterebbe a una questione di lana caprina, ci si dovrà chiedere quale sia il fine dell’arte. Si pensi, per esempio alla musica che oggi definiamo “antica”. Non tutta possiede l’altezza bachiana, anzi, il più delle volte ci si imbatte in musica che all’epoca era considerata “di consumo”, fatta più per divertire e appassionare l’interprete e l’ascoltatore che per far riflettere sulle umane sofferenze.

Con il passare dei secoli, poi, l’arte è divenuta anche una declinazione della filosofia (in barba a Platone), ma la sua componente voluttuaria non è mai venuta meno. Bisogna, quindi, capire che ruolo abbia oggi l’arte nella società. La musica colta, nel caso particolare, ha subìto un forte ridimensionamento del proprio ruolo sociale nel corso dell’ultimo secolo, soprattutto a causa di una grandissima parte di artisti di grande spessore che hanno venduto messianicamente la loro immagine separandosi così dal pubblico che, sentendosi sminuito, ha rivolto altrove attenzione (e risorse). I pochi fruitori rimasti oggi si avvicinano con passione e cercano non solo il pretesto per un’indagine del pensiero, ma anche un momento di evasione dalle fatiche del vivere moderno.

Dire quindi che l’arte fa divertire e appassionare è corretto. Non considerare che gli artisti hanno una dignità, però, è un altro discorso ed è davvero giunto il momento di affrontarlo anche nel Paese dell’arte.

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