Sul telefonino a teatro, le luci fastidiose e i “videini”

Telefono A TeatroLa sala da concerto, il teatro, sono templi nei quali si svolgono quei riti pagani sacri al culto dell’arte. L’ingresso, la poltroncina, il palco, il foyer sono elementi imprescindibili nel consumo dell’evento artistico, così come lo sono il sipario e l’esibizione. Al di là di queste componenti, ciò che non rientra nel canone di questi atti è da considerarsi come un gesto apocrifo, se non aberrante e scandaloso.

Non si parla dei consueti colpi di tosse né della parola scambiata col vicino di seggiola a un volume eccessivo, oramai sdoganati (anche se con misura), ma ci si riferisce a quei comportamenti che sono figli della dipendenza tecnologica che schiavizza il mondo contemporaneo. Ovviamente sul banco degli imputati c’è il “telefonino”.

La potenza del mezzo, va da sé, è smisurata, ma è l’uso che se ne fa che riduce questo strumento a oggetto di disturbo (nel migliore dei casi) durante lo spettacolo. Ci possono essere tre modi di utilizzare questo accessorio discreto e no.

1. Informativo: è il caso meno fastidioso, quello per il quale il possessore recupera il testo dell’opera e lo scorre in contemporanea con lo sviluppo sul palcoscenico (fateci caso, sono molti gli studenti di conservatorio che applicano questo metodo). In realtà sarebbe anche un ottimo modo di seguire lo spettacolo se non fosse per la noiosa luce che il dispositivo diffonde;

2. Comunicativo: è sicuramente l’utilizzo più disturbante dell’apparecchio. Lo squillo già di per sé è un segnale della scarsa considerazione che si pone per il rispetto del luogo e della fruizione dell’opera d’arte altrui, ma chi risponde alla chiamata meriterebbe di passare la notte in guardina;

3. Cinematografico: il caso più subdolo e lesivo della professionalità degli artisti. Riprendere spezzoni di spettacolo esercita una grande attrattiva per molti: portarsi a casa il rito magico di coinvolgimento emotivo possibile solo sull’ara teatrale. Questo desiderio, comprensibile, non tiene conto della dignità dell’artista poiché il cellulare è davvero inadeguato a registrare il video e (soprattutto) l’audio di uno spettacolo.

Continuando con questi “videini” di straforo si abbassa la qualità della fruizione dell’opera d’arte e si può, davvero e giustamente, incorrere in strascichi legali.

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