Orchestra ungherese Miskloc: anche le compagini “minori” sanno esprimere la magia della musica dal vivo

Miskolc Symphony OrchestraL’importanza della vita musicale di una città non si manifesta solo nei grandissimi allestimenti d’opera lirica che possono essere proposti più o meno occasionalmente, ma anche negli appuntamenti sinfonici e cameristici che il teatro può ospitare.
Vi è, inoltre, un’altra cosa importante da considerare: è vero che le orchestre più note sono (probabilmente) le orchestre migliori, tuttavia è giusto e sacrosanto che il mondo dell’arte si ricordi che non è per merito di queste poche eccezionali compagini che si porta avanti il lavoro quotidiano di diffusione capillare dell’esibizione dal vivo, ma sono proprio le realtà meno note internazionalmente, magari radicate nel territorio d’origine, che esprimono al meglio la magia della divulgazione artistica. Questo assunto è ciò che è stato dimostrato dal concerto d’inaugurazione della rassegna “Ravenna Musica 2019” organizzato dall’Associazione Musicale Angelo Mariani andato in scena il 22 gennaio al teatro Alighieri.

Il primo appuntamento della stagione è stato molto importante perché ha permesso al pubblico ravennate di scoprire una bella realtà, l’Orchestra Sinfonica Ungherese di Miskloc. Notevole è stata l’interpretazione delle Danze di Galánta scritte da Zoltán Kodaly. Il gruppo maneggiava con incredibile sapienza ancestrale i ritmi e le peculiarità che il brano, legato alle radici della cultura magiara, portava con sé. Non stupisce che il programma sia proseguito con il Concerto per pianoforte e orchestra Hob:XVIII:11 di Franz Joseph Haydn, musicista a lungo a libro paga dei principi Esterházy. L’interpretazione che ne ha dato l’orchestra è stata frizzante e non scontata, mentre la giovane solista Gile Bae, nonostante una tecnica adamantina, rendeva l’ascolto più simile alla visione di uno spettacolo circense che a una declinazione dell’arte dei suoni.

Il maestro Mátyás Antal è stato il protagonista di una tra le più coinvolgenti esecuzioni del Sogno di una notte di mezza estate di Felix Mendelssohn – Bartholdy. Interessante notare come alla tradizionale suite tratta dalle musiche di scena, composta da Ouverture, Scherzo, Notturno e Marcia nuziale, veniva aggiunto l’Intermezzo, quasi con funzione equilibratrice all’interno dell’economia dell’ascolto.

Veniamo dunque alla parte più interessante di tutto il concerto, ossia l’accordatura. I folli armati di accordatore presenti alla serata avranno notato che per il brano di apertura del concerto l’orchestra era accordata più bassa rispetto a quello con la pianista, cioè il La4 di riferimento aveva meno hertz rispetto a quello del pianoforte. Necessaria è stata quindi la riaccordatura dell’orchestra prima del concerto di Haydn. In seguito, per la Suite, i fiati non impegnati durante l’esecuzione del brano precedente, complice anche il fisiologico raffreddamento dello strumento e nonostante la necessaria accordatura hanno drammaticamente stonato il primo (magico) accordo dell’Ouverture. Peccato veniale in un concerto molto gradevole: questi dettagli sono ciò che ci ricordano che la musica dal vivo non è fatta di perfezione e che proprio questa non può esistere sul palco.
Il giorno in cui la perfezione salirà sul palco, sarà l’umanità a scendere.

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