Anche il pubblico fa parte dello spettacolo: come (non) comportarsi a teatro

Teatro Rossini Lugo

Pubblico al teatro Rossini di Lugo

Sin dal 1637, quando il primo teatro pubblico, il San Cas­siano, aprì le porte a Venezia, la storia dell’esecuzione musicale ha dovuto fare i conti con un elemento che non aveva un rapporto diretto con l’arte dei suoni, ma che comunque era indispensabile: il pubblico. A distanza di quasi 400 anni è mutato molto il rapporto tra palcoscenico e platea, e ancora oggi vi è una spinta al continuo aggiornamento dei reciproci equilibri che regolano questa relazione.

È indubbio che nel corso degli anni si sia consolidata un’etichetta, un nugolo di convenzioni, che hanno poco a che fare con il teatro degli albori, basti pensare a quanta poca attenzione si rivolgesse storicamente al proscenio: a teatro s’intessevano relazioni sociali, si stringevano alleanze politiche, si amoreggiava, si giocava, si mangiava. Tutte queste attività certo risultano molto strane se rapportate al teatro moderno dove vige il silenzio assoluto e l’obbligo alla contemplazione estatica. Questo cambio di prospettiva è dovuto alla diversa idea di fruizione dell’opera d’arte.

Vi è, tuttavia, un aspetto che va considerato, ossia il fatto che anche la moltitudine che costituisce il pubblico è essa stessa parte dell’esecuzione. Si possono quindi evidenziare comportamenti che favoriscono o inficiano il buono svolgimento dello spettacolo. Il primo, e più importante, è che sebbene il pubblico che entra in una sala teatrale sia, purtroppo, numericamente in calo, sarebbe bene che esso fosse realmente interessato all’opera d’arte e non alla sfarzosa epifania di sé. Un’altra cosa assai deprecabile durante una rappresentazione è la gara all’applauso più veloce, a discapito dell’ascolto delle note finali del brano: in un’opera lirica è gratificante per il cantante ricevere applausi a scena aperta, però ciò lede la drammaturgia e la tensione che da essa ne deriva, i bis all’interno dell’opera stessa, invece, sono davvero inopportuni. Oltre ciò, il consumo di caramelle non è da evitarsi in assoluto, ma lo scartare il dolcetto deve avvenire il più celermente possibile, per arrecare il minor disturbo possibile all’esecuzione dei musicisti e all’ascolto del pubblico. Per tacer dello stropicciar bottigliette di plastica.

Merita, infine, particolare attenzione lo stato di salute nel quale si è soliti recarsi a teatro. Puntualmente, dopo il brusio iniziale, che talvolta non si cheta nemmeno all’abbassarsi delle luci, ha inizio un concerto parallelo di colpi di tosse che potrebbero benissimo trovar spazio nella soffitta della Bohéme.
Detto ciò, durante il Risorgimento nei teatri italiani vi erano ben altri moti, ma questa è un’altra storia.

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