2017: consigli per gli acquisti (o per gli ascolti)

Una volta si chiamavano “consigli per gli acquisti”, adesso con i servizi streaming e i download sfrenati non saprei. Di certo il 2017 in campo musicale si sta rivelando non solo un anno di anniversari importanti ma, sulla scia dello splendido 2016, anche di uscite discografiche da non perdere.

Se qualcuno tornasse in questo momento dalla luna dopo essere partito il 31 dicembre dell’anno scorso, per esempio, sarebbe bene informarlo sul nuovo grande disco (qui sotto lo spettacolare video di “Humble”) di quello che è diventato in un paio d’anni l’artista (che sia un rapper è solo un dettaglio) più importante del globo (come scrive giustamente a questo link Piero Merola su Kalporz), Kendrick Lamar.

E se vogliamo proprio parlare di rap bisognerebbe anche dire all’uomo venuto dalla luna di ascoltare anche il nuovo assalto sonoro (il numero 3) di Run the Jewels e di non farsi trarre in inganno dallo sputtanamento generale messo in atto (un po’ anche giustamente) nei confronti di Drake, dando invece una chance al nuovo disco (o meglio, la nuova playlist).

Ma lasciando il rap, tra quelli che contenderanno a Lamar la palma di album dell’anno c’è un po’ a sorpresa un dj e produttore venezuelano, Arca, con il suo stupefacente nuovo disco (qui una bella recensione di Elena Raugei), inquietante e più vicino alla classica che alla consolle. Restando in ambiti di (più o meno) avanguardia, giù il cappello (ancora) davanti alla nuova fatica del sassofonista Colin Stetson, al sempre più imprendibile Shackleton che dal dubstep è finito col diventare una sorta di novello Steve Reich, e dinnanzi al grande ritorno (dopo aver sconfitto un cancro) di Ryuichi Sakamoto che più che musica è arte contemporanea.

Tornando in ambito pop, dopo un’iniziale diffidenza, è sicuramente riuscito (e loro più coraggiosi e ambiziosi rispetto al passato, nonostante possa sembrare il contrario) il nuovo chiacchieratissimo lavoro di The xx, così come è da non farsi mancare il cantautorato contemporaneo di Perfume Genius, vicino alla completa maturità.

Se poi il nostro tipo lunare fosse di carattere più nostalgico, nessun problema, anche in questo caso il livello è alto con gli ispiratissimi ritorni di Robyn Hitchcock (in stile Soft Boys), Mark Eitzel (per passare al cantautorato più classico, qui ne scrive Eddy Cilìa) e Magnetic Fields (sviando verso il barocco), le chitarre sognanti che sono un tuffo al cuore degli Slowdive (22 anni dopo) o il rock intellettuale degli Afghan Whigs o ancora le tirate psichedeliche del nuovo Pontiak.

Altre segnalazioni sparse di questi primi mesi non possono non toccare il pop poco ortodossso dei Dirty Projectors, il ritorno di un’icona come Diamanda Galas (con addirittura due dischi, anche se non proprio di inediti, da non sottovalutare), la fusion un pochino ancora interlocutoria per chi scrive di Thundercat o la leggerezza folk-pop di Father John Misty (a qualcuno pare piacere…).

Per la lista completa, invece, ci risentiamo a fine anno…