E quali sono i vostri concerti della vita?

Caso ha voluto che nel giro di 24 ore si esibissero da queste parti due gruppi che, ognuno a modo suo, hanno fatto la storia della musica rock. Il primo, lunedì 27 maggio, all’Estragon di Bologna. Circa millecinquecento persone (niente sold out però) per la prima volta in assoluto dei My Bloody Valentine in Italia, nel tour del ritorno, in occasione del disco di pochi mesi fa, arrivato dopo un silenzio di oltre vent’anni. Il risultato è stato quello di vedere fan in lacrime, nel vero senso della parole, e uno anche finire dritto sul palco ad abbracciare con vero pathos il leader Kevin Shields e la fascinosa cantante Bilinda Butcher. Per sintetizzare il concerto, prendo in prestito il commento di un vero conoscitore di musica come Bruno Dorella, artista di Bachi da Pietra, Ronin e Ovo, che su Facebook scrive: «I My Bloody Valentine hanno 4 pezzi da storia del rock. È già molto. Il resto doveva essere Volume, ma grazie alla solerte legge italiana sui decibel, così non è stato. Bello lo stesso, però». E in effetti lo splendido suono del quartetto irlandese, una sorta di rock-noise-pop-sinfonico che si regge sulle chitarre, le distorsioni, i volumi, appunto, è risultato un po’ ovattato – fatta eccezione per il devastante intermezzo spaccatimpani di  “You Made Me Realise”, che ci ha lasciati mezzi sordi per diverse ore – nonostante la gran mole di casse e amplificatori presente sul palco. Bello lo stesso, però, sì. Nonostante anche alcuni pezzi decisamente fuori fuoco e nonostante si facesse fatica a percepire le voci, quella di Shields in particolare (volutamente, ne sono convinto, e condivido la scelta), questo atteso, alterno, a tratti meraviglioso concerto resterà nella memoria di tutti i presenti. E non poteva essere altrimenti. Un po’ come i Dream Syndicate all’Hana-Bi, il giorno dopo, uno di quei gruppi che ti chiedi come è possibile non abbiano avuto successo, con il loro pop-rock intrinsicamente americano, che non può non piacere a chiunque abbia un minimo di feeling con il genere. Loro a Marina di Ravenna sembrano essere stati catapultati dagli anni Novanta, come in effetti è, essendo una gloriosa reunion, con Steve Wynn e soci che pare si divertano davvero molto a suonare di nuovo insieme. Un tuffo nel passato quindi anche per le centinaia di fan, con pezzi  da leggenda ma anche qualche piccolo passaggio per il sottoscritto leggermente sottotono, un po’ troppo classic rock, diciamo così (con tanto di coretti o piccoli assoli di sottofondo). In generale, comunque, una gran bella serata anche questa. E due concerti magari da aggiungere alla lista di quelli della vita. Così, senza pensarci neppure dieci minuti, a me ne vengono in mente alcuni, anche solo per motivi personali: i Sigur Ros a Ferrara, i Lambchop a Bologna, Joanna Newsom al Bronson, i Pavement a Rimini, la prima volta che vidi Robyn Hitchcock, l’emozione di trovarmi a due passi da Daniel Johnston in persona (lasciamo perdere il concerto però…), i Rem allo stadio, i Wilco a Barcellona, ascoltare Smog, Sparklehorse, Vic Chesnutt. Ah, i Flaming Lips al Velvet. I Tindersticks a Urbino. E poi robe di ultra nicchia che ti restano dentro, come gli Stars Of The Lid al Bronson, per esempio. E naturalmente ne dimentico un sacco.
Ma facciamo così. Ditemi i vostri. Sceglietene tre, quattro, cinque, quanti ne volete. I vostri concerti della vita. Li pubblicherò in fondo a questa rubrica in futuro. Scrivetemi, se ne avete voglia, a luca@ravennaedintorni.it.

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