Dai National ai “vampiri” fino ai vostri concerti

Sono felice di poter ospitare in fondo a questa rubrica la prima lista dei “concerti della vita” di un lettore, che ha risposto così al mio appello di due settimane fa, e quindi io mi limito a una rapida segnalazione di alcuni dischi per diversi aspetti importanti usciti negli ultimi tempi. Sul primo sono arrivato un po’ lungo: si tratta della collaborazione (l’album si chiama Still smiling) tra Blixa Bargeld (mitizzato leader degli Einstürzende Neubauten e membro fondatore dei Bad Seeds di Nick Cave) e il compositore di culto (soprattutto per il cinema) Teho Teardo: roba nata, fatta e servita per un pubblico radical chic che si è ritrovata a fare i conti con sold out ai concerti e critiche entusiastiche pure sulla stampa generalista. Mi sarebbe piaciuto tanto stroncarla, una roba così, per affrancarmi dai radical-chic, ma in realtà è un bel disco, con Blixa che canta in inglese, tedesco e anche italiano con il suo vocione tra archi eleganti ed elettronica discreta, riuscendo ad essere anche melodico il giusto (voto 7,5). Disco molto atteso era quello dei National, band tra le più importanti del decennio in ambito “canzoni” (del tipo malinconiche e struggenti) che con Trouble Will Find Me confermano la loro piena maturità artistica, senza però lasciare il segno: ci sono anche qui pezzi memorabili, ma l’impressione in generale è quella di un disco prevedibile, un pochino stanco, non sempre all’altezza delle attese, tra l’altro un pochino peggio del precedente, che era un pochino peggio del precedente, e via dicendo. Un 6,5, per me. Con una certa puzza sotto il naso mi sono sempre tenuto alla larga dai newyorkesi Vampire Weekend, tra i nomi più pompati della scena indie mondiale degli ultimi anni. Ora che l’hype pare essersi smorzato, ho ascoltato con attenzione il loro nuovo (terzo) disco, Modern Vampires Of The City, rimanendone piacevolmente sorpreso (voto 7+), tanto da poi andare ad ascoltare meglio anche gli altri due. Bravi, niente di clamoroso, ma nel genere indie-pop (con influenze anche world, che li rendono pure originali) sono da tenere come punto di riferimento. Hype a mille, pur se non ai livelli dei vampiri, anche per i Deerhunter, che questa volta hanno scelto però di lasciare le ambizioni a casa e di sfornare un disco di semplici canzoni tra pop obliquo e accenni psichedelici, che però, a dispetto di alcune critiche feroci, secondo me funziona. Anche se non troppo (6/7). Infine lasciatemi citare due dischi un po’ più “difficili” come il nuovo, doppio, Dirty Beaches, tra Suicide e folk-ambient (si può dire?): scostante, alterno, strano, ma 7,5 per il talento purissimo. Poi c’è l’inaspettato Fields of Reeds dei These New Puritans, che abbandonano i canoni rock per andare verso una sorta di neoclassica d’avanguardia (comunque cantata) che solo per avermi fatti venire alla mente Talk Talk e Scott Walker merita un 7,5.
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Volentieri raccolgo l’ invito a scrivere sui concerti della vita. Come partire non lo so. Vado un po’ a random. Torino 11 luglio 1982, Rolling Stones: giornata indimenticabile. Io ero un pischello. I miti. E Mick Jagger che profetizza una vittoria dell’ Italia per 3-1 contro la Germania, nella finale. In serata saremo Campioni del Mondo di calcio. Milano 1984, U2: The Unforgettable Fire tour. Bono & soci sono ancora puri. Londra 1986, Residents: concerto da fantascienza. Londra 1990, Nick Cave: semplicemente straordinario; la forza oscura della voce. Londra 1990 Red Hot Chili Peppers: quando famosi non lo erano ancora. Sempre Londra, fine ’80, inizio ’90: Stray Cats, Pogues, ManoNegra. E infine per arrivare a tempi più recenti, Torino 2004, Massive Attack: di grande impatto musicale e visivo. Unici ad oggi. Verona 2006, Pearl Jam: la cornice dell’ arena parla da se. Perugia 2008, Rem: semplici e belli. Ferrara 2008, David Byrne: riesuma i 2 capolavori dei Talking Heads. Ispirato. Bologna 2012, Radiohead: da sogno.
(Rodolfo Amato)
Per vedere pubblicati anche i vostri concerti della vita, scrivetemi alla mail luca@ravennaedintorni.it.

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