Per riprendersi dalla nostalgia degli anni zero

The Magnetic Fields 50 Song Memoir 1479398892 640x640Sono la generazione un po’ sfigata successiva a quella dei favolosi anni novanta del rock alternativo, americano in particolare. Sono quelli che hanno scritto una piccola parte della storia dei primi anni Duemila, che già di per sé è una piccolissima parte della storia del rock alternativo. Forse consapevoli di essere stati dimenticati da tutti, in questi primi mesi del 2017 sembra che in diversi di loro si siano dati appuntamento per tornare, in maniera più o meno inaspettata, per riprovarci. I meno attesi erano probabilmente gli australiani Sodastream, che hanno fatto innamorare una piccola (scusate se insisto) nicchia di curiosi con i loro primi due album in particolare all’insegna di un folk cameristico tutto melodia e malinconia, tra chitarra acustica e contrabbasso, dando il meglio tra il 2000 e il 2001, e che tornano ora con un disco (Little by little) sempre piuttosto simile ma anche molto ispirato, forse anche perché arriva 11 anni dopo l’ultima volta. Era nell’aria da un po’ di tempo, ma desta inevitabilmente sorpresa anche il ritorno dei Grandaddy – sempre 11 anni dopo l’ultima volta, chissà perché – eroi minori di un certo modo di fare rock in America, che voleva portare Neil Young nella contemporaneità e che trovò la formula perfetta nel 2000 con The Sophtware Slump. Anche in questo caso, il nuovo disco funziona: sarà che un suono come il loro mancava, oggi, in fondo in fondo. Rischia poi di diventare addirittura un piccolo capolavoro, invece, il 50 Song Memoir dei Magnetic Fields di Stephin Merritt, 50 – cinquanta – canzoni, una per ogni anno della sua vita, per una biografia in musica che è un degno seguito delle 69 Love Songs di 18 anni fa, grazie alle quali è diventato nei primi anni duemila un oggetto di culto senza però poi riuscire a mantenere le aspettative nella (seppur vasta) produzione successiva. Sempre in gran spolvero, invece, gli Spoon, con un altro disco niente male in uscita in questi giorni, tanto che non viene neanche troppa nostalgia del loro filotto di indie-rock da collezione di inizo anni Duemila (su tutti da ricordare Girls Can Tell e Kill the Moonlight). Torna su buoni livelli (dopo anni da dimenticare) anche quel pazzo di Jamie Stewart con il suo progetto di art-rock sperimentale, Xiu Xiu, di cui però finiremo sempre per ricordare (giustamente) solo i primi tre album.
Altre segnalazioni sparse di eroi degli anni Zero caduti nel dimenticatoio e usciti con un disco in queste settimane: Joan of Arc, Piano Magic, Shins, Clap Your Hands Say Yeah, Why?, Jens Lekman. Tutti dischi, però, purtroppo, piuttosto prescindibili.

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