Il ritorno delle chitarre e il punk-rock negli anni della Brexit

IdlesIl titolo in realtà è un falso per attirare le critiche degli amanti del rock inteso nel senso più tradizionale: le chitarre non sono mai sparite, i gruppi chitarra-basso-batteria hanno continuato negli anni a produrre dischi, ripetendo inevitabilmente gli stessi cliché, pian piano abbandonati da critica mondiale e web a favore (il più delle volte giustamente) di suoni elettronici, musica black, hip hop.

Ogni tanto però, attraverso processi spesso incomprensibili, qualche disco di band chitarra-basso-batteria che suonano cose già sentite migliaia di altre volte sale di nuovo alla ribalta. Anche perché, va detto, l’originalità non può essere tutto, in un momento in cui pietre miliari del genere compiono 50 se non 60 anni.

Quest’anno, forse per mancanza di qualcosa di davvero clamoroso in campo “mainstream” è toccato agli Idles, band di Bristol di cui stanno parlando un po’ tutti gli addetti ai lavori, le riviste specializzate, i blog, tanto che il loro secondo album sta finendo nei primi posti dei principali aggregatori di recensioni mondiali on line (è saldamente al primo per esempio del noto “albumoftheyear.org” con un voto medio di 88/100 sulla base di 23 recensioni, tra cui il 10 del Nme) e in patria ha venduto qualcosa come 11mila copie nella prima settimana di pubblicazione (a inizio settembre), piazzandosi al quinto posto nella classica Uk, primo in quella dei vinili più venduti.

Un risultato migliore di Franz Ferdinand ed Editors, tanto per citare altri due nomi in ambito rock molto più celebri nel resto del mondo. Un entusiasmo (di critica e pubblico) decisamente sorprendente se ci si prende il tempo di ascoltare l’album in questione, Joy As An Act Of Resistance, considerando che si tratta di un disco senza particolari compromessi (se non una spiccata attitudine alla melodia, nonostante il suono punk) e musicalmente un “instant classic” sì, come hanno scritto molti, ma degli anni settanta-ottanta, con quel suo frullato di Clash, Wire, Hüsker Dü, Sex Pistols, Minutemen, Fall e via dicendo.
La rivoluzione, stando anche a quanto si dice nel Regno Unito, la fanno forse le atmosfere e i testi, un grido contro l’Inghilterra della Brexit, il collasso sociale, in stile working class hero, senza avere però la pretesa di essere un disco politico.

Una volta inquadrato il contesto, fregandosene di averne già sentiti altri molto simili, senza stare a rifletterci troppo, ascoltato sei-sette volte, sull’onda dell’entusiasmo, questo album può essere in fondo considerato un piccolo capolavoro anche nel 2018 senza che si scandalizzi nessuno. Anzi, ne dovremmo essere un po’ tutti felici.

Gli Idles sono in tour e passeranno in Italia per un’unica data, il 22 novembre a Milano.

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