Shellac – Excellent Italian Greyhound (2007, Touch and Go)
Quando uscì nel 2007, Excellent Italian Greyhound sembrò confermare una regola non scritta degli Shellac, fare dischi solo quando si ha davvero qualcosa da dire. Nessuna sovraesposizione, rincorsa alle mode, compromessi. Steve Albini (chitarra e voce), Bob Weston (basso) e Todd Trainer (batteria) erano ormai una delle entità più riconoscibili e radicali dell’alternative rock americano, capaci di restare fedeli a un’idea di musica asciutta, abrasiva e rigorosamente anti-spettacolare. Eppure Excellent Italian Greyhound (l’eccellente levriero italiano è il cane Uffizi, di Todd Trainer) non è soltanto un altro disco degli Shellac. È forse il loro lavoro più fisico, quello in cui la band estremizza ulteriormente il proprio minimalismo fino a trasformarlo in tensione pura. Le canzoni sembrano costruite con pochissimi elementi – chitarra tagliente, basso elastico, batteria secca e chirurgica – ma ogni pausa, ogni ripetizione, ogni cambio improvviso pesa come un macigno. Basta ascoltare The End of Radio, che apre il disco con oltre otto minuti di crescendo ossessivo e sarcastico. Albini quasi parla più che cantare, mentre la band accumula energia senza mai esplodere davvero. In Steady as She Goes e Elephant, invece, emerge il lato più brutale e nervoso del trio, fatto di ritmiche spezzate e chitarre che sembrano lamiere piegate.
Ma parlare di Excellent Italian Greyhound significa inevitabilmente parlare di Steve Albini. Non solo come musicista, ma come figura centrale della musica indipendente degli ultimi quarant’anni. La sua morte, avvenuta il 7 maggio 2024, ha lasciato un vuoto enorme, perché Albini non è stato semplicemente un produttore di culto, è stato un’idea precisa di etica musicale. Nel corso della sua carriera ha registrato dischi fondamentali per Pixies, PJ Harvey, Neurosis e soprattutto In Utero dei Nirvana, probabilmente il disco più famoso mai passato dalle sue mani. Ma Albini – tra l’altro due volte campione del mondo di poker – ha sempre rifiutato la definizione di “produttore”, preferendo quella di recording engineer: per lui il compito non era abbellire o correggere la musica, ma documentarla nel modo più fedele possibile. Da qui nasce il suo suono inconfondibile, batteria enorme e naturale, strumenti vivi, pochissima manipolazione artificiale. Questa filosofia attraversa completamente anche gli Shellac. Excellent Italian Greyhound suona come una band chiusa in una stanza, senza filtri né protezioni. È un disco che rifiuta la seduzione immediata e che proprio per questo continua a resistere al tempo.



