Running Point (Stagioni 1 e 2)
La storia ruota attorno alla famiglia Gordon, proprietaria degli L.A. Waves, squadra di basket professionistica che finisce improvvisamente nelle mani della figlia minore Isla dopo l’uscita di scena del fratello Cam, interpretato da un grande e istrionico Justin Theroux. È lui ad affidarle il comando della società, convinto che dietro l’immagine della sorella festaiola e irresponsabile si nasconda in realtà la persona più adatta a gestire il caos. E il bello della serie sta proprio qui: nessuno prende davvero sul serio Isla, almeno all’inizio, ma episodio dopo episodio riesce a dimostrare di essere l’unica capace di tenere insieme famiglia, squadra e disastri vari senza perdere completamente il controllo. Running Point è una di quelle serie che partono leggere, forse senza pretese, e che nel giro di pochi minuti riescono a conquistarti grazie a un elemento fondamentale e sempre più raro: il carisma dei suoi attori. La prima cosa che viene da pensare guardandola è quanto Kate Hudson sia perfetta per questo tipo di ruolo e, più in generale, quanto mancassero alla televisione interpreti capaci di sostenere una commedia con naturalezza, ironia e presenza scenica senza dover trasformare tutto in una continua gara di battute forzate.
La protagonista è brillante, autoironica, elegante, irresistibile, vive continuamente sopra le righe ma riesce comunque a non diventare mai una caricatura. La scrittura di Mindy Kaling ci dona un ritmo velocissimo, dialoghi che scorrono con naturalezza e soprattutto, grazie anche alla durata, non esistono veri tempi morti. Dieci episodi da circa venticinque minuti che si guardano praticamente uno dietro l’altro, con quella leggerezza che oggi sembra quasi un lusso. Netflix negli ultimi anni ha prodotto tante serie che si prendono terribilmente sul serio, mentre Running Point invece fa la cosa più intelligente possibile: intrattiene senza superficialità, ma con il tono giusto di una commedia americana classica aggiornata ai tempi moderni. Accanto a Kate Hudson funziona molto bene tutto il cast. Justin Theroux si diverte chiaramente nel ruolo del fratello problematico, Drew Tarver e Scott MacArthur regalano alcuni dei momenti più assurdi e divertenti della serie, mentre Brenda Song, nei panni della fidatissima assistente Ali, rappresenta il perfetto equilibrio tra comicità e concretezza, un personaggio che potrebbe stare in qualsiasi commedia americana. Ma il vero punto di forza della serie resta il tono. Running Point non cerca il colpo di scena drammatico né la profondità a tutti i costi, vuole essere una serie brillante, elegante, veloce e tremendamente piacevole da guardare. E ci riesce benissimo. C’è glamour, ci sono battute riuscite, personaggi a cui affezionarsi immediatamente e quella sensazione sempre più rara di stare guardando qualcosa che vuole semplicemente farti stare bene.



