La mia passione per l’horror non vuole essere invadente: ecco un concentrato di quattro titoli, più o meno nuovi, visti nell’ultimo periodo, tre sequel e un film d’autore.
Fear Street: Prom Queen è il quarto capitolo dell’omonima saga horror, e ha l’ambizione di catapultarci negli anni ’80: atmosfera con luci al neon, vestiti improbabili e soprattutto la colonna sonora, un mix perfetto di hit d’epoca che restituisce quel gusto da “film del venerdì sera presentato da Zio Tibia”, quattro amici e un sacchetto di popcorn. Ennesimo omaggio allo slasher, il film concentra sull’immancabile ballo di fine anno il climax della vicenda, con un azzeccato susseguirsi di citazioni. Meno ispirato dei precedenti, Prom Queen, col ballo macabro di Shadyside resta un omaggio fresco e valido, più per i nostalgici amanti del genere.
Scream 7 non ha bisogno di presentazioni, anzi sì perché ha fatto molto parlare per due scelte clamorose nel cast: il ritorno dalla storica accoppiata di protagoniste Neve Campbell/Courtney Cox, e il licenziamento della più recente eroina, Melissa Barrera, per le sue posizioni contro il genocidio a Gaza. Ritorni graditissimi e squallide esclusioni hanno dato vita al film più debole della saga, incredibilmente però ancora guardabile e apprezzabile, anche qui per i fan della serie di film che forse ha maggiormente influenzato l’horror negli ultimi 30 anni.
Finchè morte non ci separi 2 è il secondo capitolo di una commedia nera, ideata e realizzata dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, già registi (guarda caso) di Scream 5 e 6, tanto per chiudere il cerchio. Il film è ambientato immediatamente dopo la fine del precedente (che andrebbe visto prima, sì, e di cui ho parlato bene qualche tempo fa), e vede la nostra sposa preferita ancora alle prese con un gruppo di potenti che governano il mondo, che sono un po’ diversi da noi e che da bravi satanici si vogliono cibare di sangue innocente, pur non essendo vampiri. La metafora sulle classi dirigenti c’è, funziona e punge ancora una volta, e il film pur non all’altezza del primo, scorre con orrorifico piacere agli occhi, anche qui, dell’appassionato. Non siamo davanti a un film di Buñuel, qui l’alta società è un tantino più nera, esplicita, violenta e sicuramente esplosiva. Ma se piace, piace assai.
Unsane è un horror del 2018 girato dal grande Steven Soderbergh (interamente con un iPhone 7), e tanto basterebbe a vincere a mani basse; oltretutto il film gioca bene le sue carte, rinchiude in un ospedale psichiatrico una donna innocente vittima di un pericoloso stalker che lo ritrova come inserviente a lavorare lì, e dà il la a un thriller psicologico di spessore e tensione claustrofobica, perché chiunque non può che parteggiare per una protagonista che sembra non avere via di scampo. In mezzo alle novità, tutte gradevolmente derivative e citazioniste, il film di Soderbergh vola più alto.



