sabato
16 Maggio 2026
playoff serie c

Esame Salernitana: all’Arechi una notte da brividi per Mandorlini e il suo Ravenna

Squalificati Donati e Matteo Mandorlini, in dubbio Lonardi e Da Pozzo. Il tecnico: «Loro costruiti per salire di categoria. Ambiente caldo? Dobbiamo essere pronti sotto tanti aspetti»

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Un clima incandescente aspetterà il Ravenna all’Arechi di Salerno, per il match d’andata valido per secondo turno nazionale dei playoff di Serie C, in programma domenica alle 20.45. Non sarà una serata facile soprattutto per Andrea Mandorlini, che in settimana è tornato sotto l’occhio del ciclone a causa di un vecchio video del 2011, in cui l’allora tecnico del Verona scherniva i salernitani con cori non ancora digeriti dalla piazza campana. «Io penso alla partita di domani – dichiara l’allenatore del Ravenna -. Non voglio tornare sul passato. Come dice la parola è passato».

Di fronte ai giallorossi non ci saranno solo 20mila cuori granata, ma anche una squadra di assoluto livello per la categoria, che ha chiuso al terzo posto il difficile girone C. L’esperto mister Serse Cosmi ha a disposizione un roster di spessore, soprattutto al di là della metà campo: Lescano, Ferrari, Inglese e Antonucci, addirittura con gli ultimi due spesso relegati in panchina. Così come il Ravenna, anche i granata hanno rischiato grosso nel derby di mercoledì contro la Casertana, terminato per 1-1 dopo il 2-3 dell’andata. Il portiere Donnarumma (fratello del numero uno della Nazionale) ha infatti compiuto un autentico miracolo al minuto 81 per evitare lo 0-2 degli ospiti. «La Salernitana è una squadra di valore costruita per salire di categoria – spiega Mandorlini in conferenza stampa -. L’ambiente sappiamo che sarà difficile e ovviamente più vai avanti e più il valore degli avversari si alza. Rispetto al Cittadella aumenterà la pericolosità in fase offensiva, ma a me interessa quello che facciamo noi, con il massimo rispetto verso la Salernitana. Altra squadra che gioca con il trequartista? In queste gare ci si può aspettare di tutto».

In casa Ravenna saranno due i giocatori non convocabili per squalifica: Mandorlini e di Donati. Proprio l’ex Monza, che ha rimediato un giallo per proteste nel finale della gara contro il Cittadella, sarà un’assenza pesante nel reparto arretrato, sia dal punto di vista caratteriale che qualitativo: «Giulio è un leader, non sempre silenzioso e ogni tanto paga questo. Per noi sarà un’assenza molto pesante, così come quella di Matteo». In dubbio Lonardi e Da Pozzo, che non hanno ancora smaltito le fatiche della gara di mercoledì. «Ieri non si sono allenati, mentre oggi hanno fatto qualcosa di differenziato. Domattina faremo un risveglio muscolare e vedremo. Ho ancora dubbi di formazione, mi prenderò sicuramente altre 24 ore per decidere».

Così come contro il Cittadella, il Ravenna avrà ancora 2 risultati su 3 nell’ottica del doppio confronto: «Non so che partita sarà, sicuramente da parte nostra dovrà migliorare l’attenzione, ma lo spirito deve restare quello avuto finora – dichiara Mandorlini -. Anche se entrambe le gare sono finite con un pareggio, contro il Cittadella abbiamo avuto un mare di occasioni per fare più gol. Questa volta la qualità dei nostri avversari cambierà e dovremo essere pronti». E chissà se l’equilibrio potranno spezzarlo i cambi. Il Ravenna vanta nel proprio motore due giocatori che hanno cambiato entrambe le gare contro i veneti: Spini e Di Marco. «Non solo loro – precisa il tecnico -. Abbiamo tanti giocatori forti che ora stanno giocando meno, ma se chiamati in causa ci aiuteranno».

Sul finire della conferenza stampa, Mandorlini si è soffermato nuovamente sulla difficoltà dell’ambiente che aspetterà lui e i suoi domenica all’Arechi. «Dobbiamo essere pronti sotto tanti aspetti, ma certe cose le conosci solo quando le vivi, è impossibile prepararsi psicologicamente. I ragazzi dovranno essere bravi a superarlo sia individualmente che di squadra, ma penso che sia il bello del calcio giocare davanti a tanta gente: ogni giocatore vorrebbe farlo. Servono giocatori esperti? Indipendentemente da chi gioca o chi non gioca tutti dovranno dare una mano, come hanno sempre fatto».

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