domenica
19 Aprile 2026

Una serie di ottimo livello che doveva fermarsi prima

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Mr. Mercedes (Miniserie, 3 stagioni)

Nel 2009 un’automobile (indovinate la marca? Bravi!) si schianta volontariamente contro un gruppo di persone in fila, di notte, in attesa di entrare il mattino seguente a una fiera del lavoro. Il killer indossa una maschera da clown e, dopo aver abbandonato l’auto rubata, continua a provocare la polizia con video e messaggi ingegnosi, firmati sempre con un’emoticon sorridente. Un anno dopo, il detective in pensione Bill Hodges, che non è riuscito a chiudere il caso, riceve una lettera proprio dall’assassino. L’identità del killer viene svelata molto presto: non è infatti intenzione dell’autore costruire la tensione sul “chi è stato”, ma piuttosto sul perverso gioco psicologico tra i due. L’assassino cercherà infatti di spingere Hodges verso la depressione e il suicidio, instaurando con lui una sorta di inquietante dialogo. Con l’aiuto di un giovane aspirante universitario, esperto di informatica, e di una ragazza tanto stravagante quanto intuitiva, Hodges decide di non arrendersi e avvia una sua personale caccia all’uomo. Premessa: questa recensione riguarda esclusivamente la prima stagione di Mr. Mercedes. Dalla seconda in poi entrano in gioco elementi che, personalmente, mi hanno fatto perdere interesse, al punto da fermarmi e “accettare” solo quanto raccontato nella prima.

Va però ricordato che la serie è tratta da una trilogia di Stephen King: quindi il proseguo non è un’invenzione televisiva, ma una scelta narrativa fedele all’opera originale. È, come spesso accade, una questione di gusti. Il principale limite? La lentezza. La serie, uscita nel 2017, ha un ritmo molto compassato. Non disturba, ma appare un po’ datato rispetto agli standard attuali, dove si punta molto su ritmo serrato e continui colpi di scena. Nonostante questo, Mr. Mercedes resta un prodotto di ottimo livello, grazie a un grande cast, una regia solida e una scrittura realistica e convincente. Straordinario Brendan Gleeson nel ruolo di Hodges, vero mattatore della serie. L’antagonista, interpretato da Harry Treadaway, è un personaggio originale e inquietante, reso in modo eccellente. Il duello tra i due, pur giocato su ritmi bassi, risulta coinvolgente e appassionante. Essendo un’opera “kinghiana”, la colonna sonora non originale è composta da splendidi brani rock, anche in questo caso datati, ma per fortuna. La costruzione del pathos è a tratti macchinosa, ma si arriva al finale soddisfatti: un epilogo coerente, realistico e davvero coinvolgente. La stagione lascia volutamente una porta aperta, proprio come nei libri di King. Cosa succede dopo non viene qui svelato. Il consiglio è di guardare questa prima, validissima stagione e poi decidere autonomamente se proseguire. In ogni caso, si tratta di una delle trasposizioni più riuscite delle opere di King, autore che in passato ha visto alcune sue versioni cinematografiche lasciare più di una perplessità.

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