domenica
17 Maggio 2026
l'inchiesta

Il lato oscuro dell’Eni: «Il modello estrattivo produce costantemente danni ambientali»

A Ravenna la mostra "Cattive acque". Ne parlano le autrici

Condividi

La mostra Cattive Acque / Dark Waters che inaugura lunedì 19 maggio a Ravenna (info e dettagli qui) è un’inchiesta visiva realizzata da Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello. Il progetto, frutto di una ricerca internazionale finanziata dal Journalismfund Europe, documenta attraverso immagini il confronto impari tra le popolazioni locali ed Eni, il gigante energetico a partecipazione statale, mettendo in luce le drammatiche conseguenze ambientali e sociali delle attività estrattive in questi territori.

In Basilicata, regione che fornisce il 25% dell’acqua sorgiva del Sud Italia, oltre 140.000 residenti hanno subito pesanti razionamenti idrici tra il 2024 e il 2025. Al centro delle denunce di cittadini ed esperti c’è la diga del fiume Camastra, al tempo prosciugata: l’indice viene puntato contro le trivellazioni petrolifere e la deviazione di risorse idriche operata da Eni, che avrebbero aggravato una crisi già resa critica dal cambiamento climatico. A migliaia di chilometri di distanza, ad Aggah, nel Delta del Niger, la situazione è speculare. Qui l’acqua non manca, ma è imbevibile e mortale, contaminata da decenni di sversamenti di greggio e attività estrattive che hanno distrutto l’ecosistema e la salute degli abitanti.

Di seguito uno scambio di testimonianze con Giuditta Pellegrini e Vittoria Torsello.

Quanto è importante che questa inchiesta circoli e che impatto sperate di generare nelle comunità che ospitano la mostra?
Giuditta Pellegrini
: «Riteniamo sia fondamentale che questa mostra viaggi e raggiunga il maggior numero di persone possibile. Siamo consapevoli che non sia un compito facile, poiché affrontiamo un tema che crea profonde spaccature all’interno della società. Sappiamo bene, infatti, che in territori poveri di opportunità lavorative alcune persone traggono un vantaggio immediato dall’indotto di queste attività; tuttavia, allo stesso tempo, molti altre/i cittadine/i si oppongono fermamente a questo modello estrattivo. Il motivo di questa contrarietà risiede nei costi altissimi che l’attività comporta: il prezzo pagato in termini di vite umane, salute e integrità ambientale è troppo elevato rispetto al beneficio economico prodotto. Quello che vorremmo far emergere con il nostro lavoro è proprio questa contraddizione: la spaccatura che attraversa le comunità nel tentativo di superare le logiche attuali e cercare soluzioni alternative. Siamo di fronte a un momento storico in cui le fonti fossili si stanno esaurendo; per questo motivo, le grandi compagnie utilizzano metodi sempre più aggressivi per estrarre le ultime risorse rimaste, generando tutti i conflitti e i danni che documentiamo. Il nostro obiettivo è connettere queste lotte territoriali, partendo dalla difesa di un bene primario e inalienabile come l’acqua».
Vittoria Torsello: «È fondamentale che questa inchiesta circoli, perché documenta un modus operandi preciso che viene facilmente replicato su diversi territori producendo risultati simili, che nella mostra proviamo a mettere a confronto. Sia in Italia che in Nigeria, il modello estrattivo di Eni produce costantemente danni ambientali, cattiva gestione delle risorse idriche, aggravate da impunità aziendale. Le comunità sono costrette a subire le conseguenze a lungo termine di un sistema globale che privilegia il profitto a scapito delle persone e degli ecosistemi. In Basilicata, il Centro Olio Val d’Agri (COVA), il più grande giacimento onshore di petrolio dell’Europa occidentale, processa decine di migliaia di barili di petrolio e gas al giorno e utilizza fino a 1,5 milioni di litri d’acqua al giorno. Oggi la regione subisce gravi siccità ogni autunno e l’impianto è considerato un fattore significativo di degrado ambientale e impoverimento delle risorse idriche, nonostante un tempo fosse visto come una promessa di crescita economica. Secondo gli abitanti, l’acqua rimasta non è sicura. Lo stesso viene temuto dalle comunità di Aggah in Nigeria. Speriamo che la mostra, e più in generale l’inchiesta, possano raggiungere comunità globalmente impattate, restituendo loro visibilità e strumenti di consapevolezza e azione. L’impatto che desideriamo generare è duplice: da un lato, stimolare un dibattito pubblico informato e una maggiore pressione sulle istituzioni e sulle aziende affinché siano garantite trasparenza, responsabilità e giustizia ambientale; dall’altro, offrire alle comunità colpite uno spazio di riconoscimento, racconto e mobilitazione. Crediamo che far circolare queste storie, attraverso il giornalismo e la fotografia, sia un primo passo per rompere l’impunità e restituire dignità a chi subisce ogni giorno le conseguenze di estrattivismo ambientale».

Giuditta Pellegrini è giornalista freelance e fotografa, impegnata in reportage e inchieste su temi di trasformazione sociale, ecologia e diritti; ha realizzato il progetto Terra Avvelenata e inchieste su infrastrutture energetiche e militari (come l’oleodotto NATO NIPS), che riflettono il suo approccio di “attivista per l’ambiente”. Ha documentato movimenti di resistenza in numerose parti del mondo e collabora con diverse testate quali Il Manifesto, Altreconomia, Terra Nuova, Junge welt. È impegnata in indagini e progetti fotografici a lungo termine, come PandemicA, un’opera collettiva che ha visto numerose esposizioni, tra cui una al Parlamento Europeo; o Selvatico Ancestrale, un lavoro sulle foreste primarie del mondo, esposto in vari contesti locali e internazionali.

Ekpali Saint è un giornalista freelance specializzato in questioni ambientali, cambiamenti climatici e sviluppo, con particolare attenzione all’inquinamento petrolifero nel Delta del Niger. Collabora con testate internazionali come Al Jazeera, Fair Planet e openDemocracy.

Vittoria Torsello è giornalista freelance, cofondatrice di Marea Media e parte della rete FADA. È specializzata in crisi climatica, transizione energetica, disinformazione e disuguaglianze sociali nel Mediterraneo. Ha realizzato inchieste per testate internazionali come The Guardian, BBC, Follow the Money, IrpiMedia, e ha guidato progetti di giornalismo investigativo transfrontaliero. Nel 2023, è stata finalista al Premio Morrione per il suo reportage “La Propaganda del Gas”.

Condividi

Notizie correlate

CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi